CANNE FUMARIE

Quando è possibile istallare una canna fumaria per un pubblico esercizio? Quali problemi possiamo avere con il condominio? 

In generale i fumi generati da combustioni (riscaldamento di qualunque tipo di ambiente, cottura cibi, azionamento di macchinari specifici, riscaldamento acqua sanitaria, etc…) e gli odori generati dalle operazioni di cottura-friggitura-girarrosto e riscaldamento cibi devono essere sempre adeguatamente captati e espulsi tramite canna fumaria realizzata conformemente alle previsioni normative.

 

Ormai scomparse le licenze nella maggior parte dei casi a costituire un problema per i locali che vogliono preparare piatti caldi è l’assenza delle canne fumarie, e la difficoltà nell’avere i permessi per erigerle.

Se il nostro locale è posizionato in un condominio bisogna stare attenti ad ottenere il parere favorevole dei condomini (indire una riunione attraverso l’amministratore di condominio e ricordate di avere già in mano un progetto).

I motivi legali per cui vi potrebbero negare l’approvazione del progetto sono:

  • limitazione del diritto di veduta, cioè, in qualche modo l’ostruzione di ciò che il condomino vede dalle finestre del suo appartamento;
  • una evidente alterazione del decoro e dell’armonia dello stabile;
  • quando la posizione della canna fumaria precluda l’uso di porzioni di muro che potrebbero essere utili agli altri condomini (se serve o servirà costruire scale, pensiline, fare lavori edili vari, tirare cavi e simili).

In molti bar e locali si ricorre, non potendo proprio istallare le canne fumarie, alle cappe aspiranti ai carboni attivi. Ma molto spesso hanno problemi, anche igienici, e gli organi di controllo le possono facilmente contestare.

Va infine sottolineato che per riscaldare o scongelare alimenti pronti, di solito non è necessario l’impianto di aspirazione, in quanto si possono usare forni a microonde o fornetti ventilati.

 

Se comunque decidi di costruire la tua cappa aspirante e ottieni il consenso dei condomini ricorda in particolare:

  1. I fumi devono sempre essere captati o aspirati;
  2. I fumi devono essere espulsi ad almeno 1 metro sopra il colmo del tetto;
  3. Come criterio generale si richiede che, in caso siano presenti finestre nel raggio di 10 m, l’espulsione debba essere portata almeno 1 metro oltre il filo superiore delle finestre più alte; misure più restrittive possono essere richieste in caso di situazioni che non favoriscono l’allontanamento dei fumi; inoltre in caso di utilizzo di combustibili solidi o liquidi, è necessario installare adeguati abbattitori di fumi per gli impianti fino ai 35KW se ci sono finestre nel raggio di 20m, per gli impianti superiori a 35 KW se in presenza di finestre nel raggio di 50m; in ogni caso nel caso di attività particolarmente impattanti di cottura-friggitura-girarrosto se ci sono abitazioni nel raggio di 50 m dal punto di espulsione, i fumi derivati dalle operazioni di cottura-friggitura-girarrosto e riscaldamento cibi, devono essere filtrati con sistemi a carbone attivo o equivalenti (ad aria o ad acqua);
  4. Ove non fosse tecnicamente possibile espellere i fumi come previsto ai precedenti punti 2 e 3, potranno essere adottati sistemi di depurazione dei fumi e odori particolarmente innovativi la cui documentazione tecnica, conforme agli standard normativi, dimostri l’assenza di odori e fumi a seguito del processo di depurazione; questi sistemi tecnologici dovranno essere valutati positivamente dagli enti competenti. Inoltre questi sistemi vanno tenuti adeguatamente puliti e manutentati secondo le istruzioni fornite dall’installatore/venditore che vanno tenute a disposizione insieme al libretto d’impianto; in caso contrario l’impianto verrà considerato inadeguato;
  5. Le attività di cottura siano assistite da idonea cappa d’aspirazione collegata ad adeguato condotto di espulsione sfociante oltre il tetto del fabbricato, con adeguati accorgimenti tecnici di abbattimento delle emissioni, nel rispetto delle norme tecniche di riferimento. Si elencano alcune principali norme di riferimento UNI 7129/2008, UNI8273/86, UNI EN 13725/2004, UNI EN 13649/2002 e DM 12/07/1990 e quant’altro fosse necessario in caso di molestie;
  6. La manutenzione dei presidi deve essere effettuata regolarmente, almeno con cadenza semestrale e comunque con la cadenza prevista dalle norme tecniche di riferimento. I carboni attivi devono essere verificati all’intasamento con cadenza bimestrale e sostituiti prima dell’esaurimento completo . La documentazione attestante l’effettuazione dei controlli periodici e il relativo risultato, unitamente agli interventi di manutenzione, deve essere tenuta a disposizione degli organi di controllo per almeno 4 anni; Va comunque garantito il funzionamento regolare del presidio a prescindere dalla dimostrazione della manutenzione periodica;
  7. Nell’ipotesi in cui gli accorgimenti succitati non siano sufficienti a garantire l’assenza di molestie saranno richieste misure aggiuntive, come previsto per tutte le lavorazioni moleste o insalubri.Inoltre si ricorda che:
    • L’aria espulsa da impianto di ventilazione forzata degli ambienti non deve investire finestre o camminamenti di terzi.
    • Ogni impianto deve essere in possesso della certificazione di conformità e di ogni altra documentazione utile.
    • Deve essere garantito un idoneo smaltimento degli oli di cottura.
    • La previsione e la verifica dell’impatto acustico devono evidenziare la compatibilità con il contesto in cui è inserita l’attività: ciò vale sia per i rumori direttamente generati da impianti (tecnici, di ventilazione, di diffusione musicale) sia per quelli indotti (traffico, rumore antropico).

 

La cronaca riporta molti casi di inadempienza:

 


Hai problemi con il tuo progetto? Contattami per un servizio di assistenza personalizzata e non rischiare di incorrere in gravose sanzioni.

 

dott. Carlo Lattanzio

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ANIMALI DOMESTICI E PUBBLICI ESERCIZI

È consentito l’accesso agli animali nel bar o nel ristorante?

Bobo e Fido nei locali pubblici. E´ davvero così?

 

Scrivo questo breve articolo per rispondere a questa domanda che spesso mi viene posta ai corsi di formazione dove sono chiamato come docente in igiene degli alimenti.

La normativa ci dice che è possibile introdurre cani al guinzaglio o gatti nel trasportino nei locali di vendita ove il proprietario stesso non ne abbia vietato l’accesso con cartello ben visibile all’ingresso.

L’accesso è invece vietato ai locali laboratorio e nelle zone di preparazione. A seconda della tipologia di esercizio l’operatore del settore alimentare, qualora consenta l’accesso agli animali al proprio locale di vendita, prevede opportune procedure comportamentali al fine di garantire l’igiene degli alimenti di cui è responsabile.

Il titolare per impedire ai cani e gatti di entrare , in caso di estrema necessità e con un fondato motivo, deve fare specifica richiesta al Comune dove è ubicato l´esercizio commerciale, sulla base di concrete esigenze di tutela igienico sanitaria. In caso di accoglimento dell’istanza, l’esercente dovrà apporre specifico avviso (cartello con l’immagine di un cane e la scritta “Io non posso entrare”). Ovviamente non rientra nel divieto il cane per non vedenti.

 


Ti sono stato utile?

Se hai altri dubbi contattami senza impegni per una prima consulenza gratuita. Sarò lieto di assisterti.

 

dott.  Carlo Lattanzio

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PRESENTAZIONE DEGLI OLI DI OLIVA NEI PUBBLICI ESERCIZI – CHIARIMENTI DEI MINISTERI

NOVITÀ LEGGE EUROPEA 2013-BIS


Nella Gazzetta Ufficiale del 10 novembre u.s. è stata pubblicata la Legge 30 ottobre 2014 n. 161 recante “Disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea – Legge europea 2013-bis”, le cui disposizioni sono entrate in vigore dallo scorso 25 novembre.

In relazione ai nuovi obblighi in materia di presentazione degli olii di oliva nei pubblici esercizi i Ministeri dello Sviluppo Economico e delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali hanno emanato una nota congiunta di chiarimenti in relazione alle nuove norme sull’obbligo dei c.d. tappi antirabbocco per la presentazione degli oli d’oliva vergini nei pubblici esercizi.images

La nota cerca di fornire “i necessari orientamenti per la corretta attuazione della citata disposizione…ed evitare agli operatori interessati difficoltà interpretative ed applicazioni non conformi alla norma”.
Chiarisce quindi che il c.d. tappo antirabbocco deve presentare essenzialmente due caratteristiche:
1. impedire un nuovo riempimento della confezione e comunque una modifica del contenuto della stessa;
2. risultare saldamente vincolato al collo della bottiglia o in generale al recipiente in modo tale da non essere possibile la sua asportazione con un mero intervento manuale ovvero senza mostrare, in caso di avvenuta effrazione, l’alterazione del dispositivo dosatore e/o degli elementi che lo rendono solidale al contenitore, ovvero segni evidenti della manomissione, facilmente rilevabili all’esame visivo del controllore o dell’utilizzatore.
Inoltre, i Ministeri chiariscono che l’eventuale utilizzo di confezioni “monodose” rispetta l’obbligo di legge, in quanto una volta aperte vengono o utilizzate integralmente oppure la confezione rimane comunque aperta o alterata.
In sostanza, a parte la conferma della possibilità di utilizzare le confezioni “monodose”, i Ministeri si limitano ad esplicitare meglio le caratteristiche che deve avere il tappo antirabbocco, senza dare però indicazioni su un’eventuale attestazione ministeriale di conformità dei dispositivi che si trovano oggi in commercio, seppur limitatamente.
Inoltre, rimane aperta la questione della possibilità di smaltimento delle scorte di olio già presenti nei magazzini dei locali.
Si ricorda che la sanzione prevista per coloro che non utilizzano i dispositivi antirabbocco va da 1.000 a 8.000 euro.

Si riporta in allegato la nota congiunta dei Ministeri.


Resto sempre a disposizione per ogni chiarimento in merito.

dott.  Carlo Lattanzio

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BAR, RISTORANTI, TRATTORIE: OBBLIGO DEL TAPPO ANTIRABBOCCO PER I CONTENITORI DI OLIO EXTRA VERGINE

Il 21 ottobre scorso è stata approvata la legge che impone tappo antirabbocco (o anti riempimnto) per le bottiglie di olio extra vergine di oliva presentate nei pubblici esercizi.

L’obbligo parte dal prossimo 25 novembre per  la ristorazione (ristoranti, bar, trattorie, osterie, pizzerie, ecc.) ma anche per le attività artigianali (pizzeria da asporto, gastronomia, rosticceria, kebab, braceria, piadineria, paninoteca, friggitoria, polleria, griglieria, sushi, ecc.)


In molti esercizi della ristorazione, e non solo,  è consuetudine poco liceale rabboccare le bottiglie di extra vergine con oli diversi rispetto a quello originale riportato in etichetta. Si tratta di raggiro vero e proprio  dei clienti attenti a quel che mangiano, mettendo addirittura in pericolo le  persone allergiche,  magari intolleranti a olii particolari. La comunità europea è quindi intervenuta con direttive apposite.

In Italia è stata quindi approvata la legge 161 del 30 ottobre 2014, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 261 del 10-11-2014 – Suppl. Ordinario n. 83, ed entrerà in vigore il 25/11/2014 (la prima nazione europea ad aver emanato una simile normativa è stata  la Spagna).  E’ nota anche come “comunitaria  2013 bis” .

Dal 25 novembre  quindi in generale i pubblici esercizi dovranno presentare alla clientela solo bottiglie d’olio d’oliva con tappo antirabbocco. La legge 161/2014, all’articolo 18, comma 1 c), infatti sancisce : “Gli oli di oliva vergini proposti in confezioni nei pubblici esercizi, fatti salvi gli usi di cucina e di preparazione dei pasti, devono essere presentati in contenitori etichettati conformemente alla normativa vigente, forniti di idoneo dispositivo di chiusura in modo che il contenuto non possa essere modificato senza che la confezione sia aperta o alterata e provvisti di un sistema di protezione che non ne permetta il riutilizzo dopo l’esaurimento del contenuto 1164--PICT00331271_oQ7r2hEYrL2O_mediumoriginale indicato nell’etichetta”.

La sanzione prevista varia da 1.000 a 8.000 euro, con confisca del prodotto (articolo 7 della legge 14 gennaio 2013, n. 9).

La legge non prevede alcun tempo di adeguamento per i pubblici esercizi, neanche per l’esaurimento delle scorte in deposito.

Leggi anche l’aggiornamento: Chiarimenti dei Ministeri


Quale atteggiamento assumeranno gli organi preposti al controllo? Meglio mettersi in regola!

Sono sempre aggiornatissimo rispetto l’evoluzione della normativa, anche e soprattutto a livello regionale.

Contattami senza alcun impegno… scegli il mio servizio esclusivo di assistenza. Ti fornirò sempre una consulenza gratuita!

dott. Carlo Lattanzio

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SERVONO I REQUISITI PROFESSIONALI PER APRIRE UN’ATTIVITÀ ARTIGIANALE DA ASPORTO?

Le procedure per aprire un’attività artigianale da asporto (take away o servizio a domicilio per autoconsumo)

Quando non serve il corso SAB (ex REC) per aprire un’attività artigianale? come: una pizzeria da asporto, una gastronomia, una rosticceria, kebab, braceria, piadineria, paninoteca, friggitoria, polleria, griglieria, sushi, ecc.


Molti pensano di dover  acquisire determinate licenze, frequentare il corso SAB (ex REC) … spieghiamo meglio  il “dilemma” dei corsi e le questioni burocratiche…

Innanzitutto “è artigiano colui che, iscritto all’albo delle imprese artigiane istituito presso le camere di commercio, svolge un’attività di produzione di beni, anche semilavorati, o di prestazioni di servizi“.

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Un’attività artigianale deve e può vendere ciò che produce in proprio, nei suoi locali. Se fa solo questo, ovvero vendere solo prodotti di propria produzione e senza somministrazione,  l’artigiano non ha bisogno del possesso dei requisiti professionali (il rec per le attività artigianali non esiste più), quindi può vendere gli alimenti di propria produzione anche senza frequentare un corso SAB.

Questo non toglie il rispetto delle norme di igiene!

Ma attenzione! la somministrazione e il commercio sono invece sottoposti al possesso dei requisiti professionali.  Infatti per poter rivendere (commercializzare) alimenti e bevande (es. bibite in lattina, bottigliette, ecc.)  tal quali acquistati da terzi, è necessario possedere i requisiti profesisonali, in alcuni casi aver superato il corso per il commercio di alimenti e bevande (detto anche SAB).

Facciamo un esempio classico:

  • la pizza al taglio (preparazione pizza per asporto, tipico take away) che vende anche cibi e  bevande che non siano di propria produzione ma da terzi (es. bevande), lo stesso deve possedere i requisiti professionali per la vendita di alimenti e bevande (requisiti previsti dalla L.R. 29/05)
  • Se invece l’artigiano vende solo ciò che produce in proprio, non deve possedere i requisiti professionali, non essendo richiesti. Ma non si possono vendere neanche bevande, a meno che non le prepariate voi a partire dalle materie prime
  • . Si potrebbe installare presso l’esercizio un distributore automatico di bibite gestito da ditte terze, che “non ci coinvolge”, ma addio guadagni!

E’ necessario anche  fare attenzione ad altri adempimenti per non incappare nella somministrazione (e quindi SAB, REC, requisitti, ecc.), ad esempio: non si può effettuare servizio ai tavoli. I tavoli ed appoggi possono essere ugualmente posizionati per consentire ai clienti di consumare quanto acquistato (autoconsumo);

E’ comunque sempre necessario:

  • presentare all’Azienda Sanitaria  la NIA (notifica impresa alimentare), come al comune la Scia;
  • Attenti al rispetto delle normative sull’igiene degli alimenti.
  • Prima dell’apertura, occorre avere il Manuale di Autocontrollo (anche detto piano HACCP, pure online) già disponibile in azienda;
  • Aver già frequentato all’apertura i corsi OSA (o corsi HACCP, ex libretto sanitario);
  • Se non lavori da solo ma sono presenti lavoratori o soci, collaboratori familiari, voucher, è necessaria la sicurezza sul lavoro;
  • Essendo aperti al pubblico attenti alla segnaletica e alla cartellonistica;
  • Esponendo noi alimenti al pubblico informati sulle etichette;
  • Il locale deve avere agibilità artigianale.
  • Il laboratorio di produzione meglio se rimane separato dai locali di vendita ma può essere anche a vista, sempre e comunque separato, ad esempio da un idoneo bancone come potete notare in molte pizzerie (purtroppo non tutte!);
  • In quanto attività artigianale per asporto deve avere il bagno con antibagno e spogliatoio per il personale. Non vige l’obbligo di fornire un bagno per i clienti.

Come abbiamo visto, se vogliamo aprire un’attività artigianale, i dettagli di cui tener conto sono comunque tanti! 


PROSSIMI CORSI S.A.B. in F.V.G.: UDINE, NOVEMBRE 2017.

  • Periodo: 06/11/2017 – 24/11/2017
  • Durata: 3 settimane, 5 giorni a settimana (Lun. – Ven.)
  • Orario: 6 ore al giorno (14.00-20.00)

Il corso da noi programmato permette di ottenere anche l’attestato di Responsabile dell’Autocontrollo (Osa8).

Ti offro consulenza e assistenza, con servizi di orientamento e informazione, per avviare un’attività in proprio, nel settore food . Contattami


dott.  Carlo Lattanzio

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QUALI SONO LE PRINCIPALI LEGGI DI RIFERIMENTO RELATIVE ALLA SICUREZZA ALIMENTARE E ALL’IGIENE DEGLI ALIMENTI?

LA NORMATIVA SULLA SICUREZZA ALIMENTARE


La legislazione in campo alimentare viene emanata dalla Comunità Europea per poi essere recepita ed integrata all’interno degli ordinamenti nazionali in modo da garantire così la libera circolazione di alimenti sani e sicuri e quindi la tutela della salute e del benessere dei cittadini. Bisogna tenere comunque in considerazione diverse norme e leggi.

Dal primo gennaio 2006 è in vigore a livello Europeo il cosiddetto “Pacchetto Igiene”,  serie di regolamenti comunitari destinati a rivoluzionare il quadro normativo della sicurezza alimentare  e a diventare l’attuale normativa di riferimento riguardo l’igiene della produzione degli alimenti e dei controlli a cui essi devono essere sottoposti.

Al Regolamento 178/02, in vigore dal gennaio 2005 e che stabilisce i principi e i requisiti generali della legislazione alimentare, hanno fatto seguito i seguenti  Regolamenti:

o   Reg. 852/04, sull’igiene dei prodotti alimentari e sulle nuove modalità di applicazione del sistema HACCP;

o   Reg. 853/04, che stabilisce specifiche norme per gli alimenti di origine animale;

o   Reg. 854/04, sui controlli ufficiali da eseguire su alimenti di origine animale;

o   Reg. 882/04 relativo ai controlli ufficiali intesi a verificare la conformità alla normativa in materia di mangimi e di alimenti e alle norme sulla salute e sul benessere degli animali.

 Il pacchetto igiene conferma i contenuti del Decreto Legislativo 155/1997 sostituito dal Regolamento CE 852/2004 chiarendoli ed ampliandoli e va a definire alcuni concetti fondamentali relativi all’igiene dei prodotti alimentari. I concetti fondamentali sono:

o   Responsabilità oggettiva delle organizzazioni costituenti la catena alimentari, della produzione primaria sino al consumo dell’alimento;

o   Analisi del rischio come elemento fondamentale della legislazione alimentari ed applicazione dell’HACCP;

o   Principio di precauzione, per cui in presenza di una possibilità di effetti dannosi per la salute possono essere adottate misure provvisorie di gestione del rischio;

o   Dinamicità dei concetti e nella differenziazione delle metodologie relative all’igiene degli alimenti.

  • A chi si applica il Pacchetto Igiene?

Ad es. a macellerie, pescherie,  gelaterie,  pasticcerie, panifici, pizzerie, trattorie, ristoranti, gastronomie, banchi del fresco alimentare.


Se hai bisogno di informazioni contattami o inviami una email. Chiedere è lecito, rispondere è cortesia.

dott.  Carlo Lattanzio

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COSA SONO I CORSI HACCP?

Perché possedere l’attestato HACCP? 

Cosa sono i corsi di formazione in materia di sicurezza ed igiene degli alimenti? Cosa sono gli operatori e gli addetti al settore alimentare?


Tutte le persone che per lavoro, in un modo o nell’altro, entrano in contatto con degli alimenti possono contaminarli e causare malattie ai consumatori finali. Questi devono perciò conoscere le regole principali dell’igiene e della sicurezza alimentari. Per questo motivo i titolari e i lavoratori devono obbligatoriamente frequentare dei corsi di formazione in materia di sicurezza ed igiene degli alimenti (Riferimenti normativi: art. 5 della L.R. 18 agosto 2005 n. 21 e Regolamento CE n. 852/2004, Allegato II, Capitolo XII, punto 1, e del Regolamento CE n. 852/2004, Allegato II, Capitolo XII, punto 2).

La normativa si applica a tutta la filiera produttiva, dalla coltivazione fino alla somministrazione, parliamo quindi di agricoltori, operai dell’industria alimentare, pasticcieri, baristi, cuochi. Ma non solo, anche categorie insospettabili, come i farmacisti, commercianti e autotrasportatori.


  • Perchè i corsi sono “obbligatori”?

In seguito all’abolizione dell’obbligo relativo al “libretto di idoneità sanitaria”, la normativa regionale per il Friuli Venezia Giulia prevede che tutte le persone coinvolte in attività riconducibili al settore alimentare ricevano un’adeguata formazione al fine di garantire una corretta gestione della sicurezza alimentare (L.R. n°21 del 18.08.2005 – Art.5).

Con la formazione obbligatoria l’attenzione si sposta sulla professionalità del singolo individuo coinvolto nelle attività piuttosto che sulla sola idoneità sanitaria dello stesso, come previsto precedentemente dal vecchio “libretto”.

La Direzione Centrale Salute e Prevenzione Sociale della Regione Friuli V.G. con il Protocollo n°9916 / SPS-VETAL del 12.05.2008, ha emanato le linee guida per l’attuazione dei corsi di formazione obbligatori (Linee guida formazione osa-fvg_ts 08 e allegato_formazione). Si evidenzia che la mancata formazione è sanzionabile amministrativamente con pene pecuniarie rilevanti.

“Il primo passo da compiere per mettere in regola la propria Azienda dell’Industria Alimentare e i propri addetti”


La normativa individua  due categorie di figure:

o    Responsabili della elaborazione, gestione e applicazione dell’autocontrollo (a cui è richiesto il corso “OSA8”);

o    Addetti alla produzione, preparazione, somministrazione e distribuzione degli alimenti (a cui è richiesto il corso “OSA3”).


Il corso è rivolto a titolari, legali rappresentanti e/o delegati  responsabili in imprese della “somministrazione, produzione e trasformazione complessa”

La durata del corso è di 8 ore, validità 5 anni.

Al Responsabile dell’Industria Alimentare è assegnato il compito di valutare eventuali criticità presenti all’interno della filiera alimentare e quindi sapere proporre misure efficaci per la riduzione dei rischi eventualmente accertati, il tutto deve essere descritto nel manuale HACCP relativo alla Azienda. Per l’importanza e le responsabilità che un tale ruolo comportata è quindi necessario che il datore di lavoro assegni tale incarico a una persona con caratteristiche e conoscenze adeguate in materia di igiene alimentare. Si consiglia che questo ruolo venga ricoperto direttamente dal titolare dell’attività.


Ai lavoratori è richiesto il corso per addetti alle manipolazioni alimentari a rischio addetti alle lavorazioni in imprese della “somministrazione, produzione e trasformazione complessa” .

La durata del corso rivolto agli Addetti del Settore Alimentare  è di 3 ore, validità 2 anni

L’attestato è valido a tutti gli usi di legge solo dopo che il Responsabile incaricato abbia superato un test che certifichi l’avvenuta formazione HACCP necessaria a poter svolgere al meglio un così delicato incarico.

Corso HACCP, diventa un professionista nella sicurezza alimentare


  • L’attestato HACCP

In entrambi i casi l’attestato rilasciato è valido a tutti gli usi di legge, però solo dopo aver superato un test che certifichi l’avvenuta formazione HACCPL’attestato è la prova che siamo in grado di proteggere la salute di chi entrerà in contatto con gli alimenti che abbiamo lavorato o maneggiato.

Attualmente la legge richiede obbligatoriamente il possesso dell’attestato HACCP, senza il quale non è permesso lavorare nell’industria alimentare, tanto che in tutti i casi viene richiesto come requisito fondamentale in sede di assunzione.


  • Anche i minorenni devono fare il corso?

Sì, ma esclusivamente coloro che abbiano già assolto l’obbligo scolastico (cioè concluso il primo biennio delle scuole superiori).


dott.  Carlo Lattanzio

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COS’E’ IL MANUALE DI AUTOCONTROLLO?

Cos’è il Manuale di Autocontrollo?

Lo chiamano anche piano HACCP o manuale HACCP


La normativa sulla sicurezza alimentare stabilisce che chiunque tratti, in qualsiasi modo o maniera, cibi e bevande, a prescindere da quale sia il momento all’interno della filiera alimentare, in cui avvenga tale trattamento debba produrre un Manuale di Autocontrollo.

Introdotto dal Regolamento 852/04/CE, tale manuale, a cura del Responsabile Industria Alimentare, deve necessariamente contenere tutte le informazioni su quali siano le procedure igienico sanitarie adottate dall’azienda alimentare rispetto il sistema di autocontrollo HACCP.

Ogni azienda alimentare ha delle caratteristiche strutturali e produttive differenti dalle altre; pertanto anche il manuale deve essere realizzato “su misura” al fine della sua reale utilità e garanzia della sicurezza alimentare.

Lo si può considerare un’estensione, simile, a tema di quello che è  il documento valutazione rischi (la cui redazione è anch’essa obbligatoria in base al D. Lgs. 81/08), ma riguardante l’igiene degli alimenti e non la salute e la sicurezza dei lavoratori.

  • Cosa contiene?

Parte dall’analisi dell’attività, analizza i vari momenti del ciclo produttivo, individua tutti i punti in cui possono verificarsi incidenti capaci di danneggiare il prodotto e predispone tutte le misure di controllo necessarie per individuare le anomalie prima che si verifichino e prendere i relativi provvedimenti.

Chiedi un preventivo per realizzare il manuale della tua azienda e ricordati che devi utilizzare questo strumento costantemente per migliorare il servizio ai clienti e per collaborare attivamente con il NAS o con l’ASL in sede di verifica dell’attività.

  • Il Manuale deve essere presente in azienda da subito?

In caso di costituzione di nuova impresa, il datore di lavoro è tenuto a redigere il Manuale di Autocontrollo prima dalla data di inizio della propria attività, come del resto la formazione OSA. In caso che l’attività si già più che avviata il Manuale dovrebbe già essere presente in azienda.

l Manuale HACCP deve essere, inoltre, regolarmente aggiornato!

Se, per un qualsiasi motivo, il Responsabile Industria Alimentare non fosse in grado di redigere il Manuale di autocontrollo della tua impresa, chiama subito per una consulenza altamente professionale sulla redazione dello stesso. I Manuali da me redatti superano sempre i rigorosi controlli dell’Azienda per i Servizi Sanitari!

dott.  Carlo Lattanzio

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LA SORVEGLIABILITA’ DEI LOCALI DI SOMMINISTRAZIONE AL PUBBLICO 

Sorvegliabilità


I locali destinati a pubblici esercizi devono poter essere sottoposti a verifica da parte della forza pubblica, ai sensi della L. 287/91 e D.M. 12-12-1992 N 564 (criteri di sorvegliabilità).

L’art. 3, comma 1, della legge 25 agosto 1991, n. 287 stabilisce che ai fini del rilascio dell’autorizzazione all’apertura o ampliamento della superficie o al trasferimento di sede degli esercizi della somministrazione al pubblico di alimenti e di bevande “il Sindaco accerta la conformità del locale ai criteri stabiliti con decreto del Ministero dell’Interno”, cioè “accerta l’adeguata sorvegliabilità dei locali” destinati a pubblico esercizio della somministrazione.
In adempimento di quest’ultima prescrizione il Ministro dell’Interno ha emanato il D.M. 17 dicembre 1992 n. 564 nel quale sono contenuti i criteri di sorvegliabilità (esterna ed interna) dei locali adibiti a pubblici esercizi per la somministrazione di alimenti e bevande.
Per sorvegliabilità dei locali deve intendersi la possibilità per gli organi di polizia di poter controllare, dall’esterno dei locali, le vie d’accesso o di uscita da essi ed anche il movimento di persone e di cose che viene realizzato all’interno del locale. Allo scopo di evitare che persone ed eventuali attività poco lecite possano essere trasferite dai locali del pubblico esercizio, in altri locali laterali, sottostanti o sovrastanti a quelli del pubblico esercizio e di questo non facenti parte. E’ quindi chiaro che i locali all’interno dell’esercizio non devono essere intercomunicanti con abitazioni o con altri locali destinati a diverse attività.

 

  • Sorvegliabilità Esterna
    • I locali e le aree devono avere caratteristiche costruttive tali da non impedire la sorvegliabilità delle vie di accesso o di uscita;
    • Le porte e gli altri ingressi devono consentire l’accesso diretto dalla strada o da altro luogo pubblico e non possono essere utilizzati per l’accesso di abitazioni private;
    • In caso di locali parzialmente interrati gli accessi devono essere integralmente visibili dalla strada o da altro luogo pubblico;
    • In caso di locali posti ai piani superiori possono essere imposte altre determinate prescrizioni.
  • Sorvegliabilità Interna
    • Le porte interne, ad esclusione dei servizi igienici e dei vani non aperti al pubblico, non possono essere chiuse a chiave o con altri sistemi di chiusura che non consentono un immediato accesso;
    • Gli eventuali locali interni non aperti al pubblico devono essere comunicati al momento della richiesta di rilascio dell’autorizzazione;
    • Negli eventuali locali interni non aperti al pubblico deve sempre essere consentito l’accesso agli ufficiali e agli agenti di pubblica sicurezza;
    • Deve essere osservata mediante targhe o altre indicazioni l’identificabilità degli accessi ai vani interni dell’esercizio e delle vie di uscita;
    • Inoltre, nessun impedimento deve frapporsi all’ingresso o uscita del locale durante l’orario di apertura e le porte di accesso devono sempre consentire l’apertura dall’esterno.
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dott.  Carlo Lattanzio

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FORMAZIONE DEGLI ADDETTI DEL SETTORE ALIMENTARE AL FINE DI PREVENIRE LE MALATTIE TRASMESSE DA ALIMENTI – OSA3 (3 ORE)

Formazione degli addetti del settore alimentare al fine di prevenire le malattie trasmesse da alimenti – osa3 (3 ore)

Durata
3 ore. Orario indicativo: mattino 9.30 – 12.30 oppure pomeriggio 14.30 – 17.30

Finalità
Assolvere l’obbligo formativo previsto dalle leggi vigenti tramite un breve intervento, opportunamente equilibrato tra nozioni teoriche ed esempi pratici.

Destinatari
Addetti che operano nel settore alimentare in attività: industriali, artigianali, commerciali, addetti a preparazione, trasformazione, confezionamento, somministrazione di alimenti e/o bevande, venditori o trasportatori di alimenti deperibili confezionati e non confezionati (es. rosticceri, baristi, camerieri gelatai, pescivendoli, casari, macellai, pizzaioli, panificatori, addetti a banconi salumi, ambulanti, ecc…)

Pre-requisiti
Nessuno.

Metodologia e materiale didattico
Presentazione degli argomenti da parte del docente con l’ausilio di videoproiettore ed illustrazione di esempi pratici, eventuale consulto in aula di leggi e/o norme. A supporto della lezione verrà resa disponibile una dispensa dedicata.

Docenti
Qualificato ed in conformità alle leggi vigenti. Sono in possesso di una  preparazione specifica in materia di igiene degli alimenti e delle bevande derivante da titoli di studio specialistici e comprovata esperienza nel settore dell’igiene agro alimentare.

Programma
Nozioni di igiene alimentare e delle principali malattie trasmissibili attraverso gli alimenti. Nozioni inerenti l’igiene della persona, attrezzature ed ambienti di lavorazione. Riferimenti legislativi: Reg. 852/04/CE, Reg. 853/04/CE; Reg. 854/04/CE; Art. 5 L.R. 21/2005.
Test finale di valutazione del grado di apprendimento dei partecipanti.

Attestati
Attestato di partecipazione con esito favorevole, in seguito al superamento della prova valutativa (prevista per legge); normalmente il test è organizzato in quesiti a risposta multipla (crocette).

Quota d’iscrizione: € 50
La quota comprende il materiale didattico a supporto del corso.
Corso mono-aziendale da quotare.

 


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