I MENÙ EUROPEI DEVONO SEGNALARE GLI ALLERGENI

Ristoranti, pizzerie, mense, bar  e simili dovranno segnalare la presenza dei principali alimenti fonte di allergie sul menù, con cartelli, elenchi, liste, etichette o qualsiasi altro modo purché per iscritto.


Con il Reg.1169/11/CE è scattato l’obbligo di fornire indicazioni scritte ai clienti degli ingredienti utilizzati che possono scatenare allergie alimentari o intolleranze, ma ancora sorgono molti dubbi in quelle attività che hanno evidenti difficoltà  a rispettare queste imposizioni, come: bar, pizzerie, ristoranti, osterie, trattorie,  ospedali, mense.

Sinora, quest’obbligo non esisteva.

E come fare? indicazioni sul menù, dichiarazioni verbali? Facciamo chiarezza sul da farsi.

Sulla questione inerente le modalità con cui vanno poste le informazioni la  presenza degli allergeni negli alimenti non pre-imballati serviti negli esercizi della somministrazione  la Commissione europea ha affrontato il problema, sostenendo che le informazioni devono essere disponibili, facilmente accessibili e non possono essere fornite solo e semplicemente su richiesta del consumatore. Quindi, le informazioni devono essere fornite in forma scritta, “a meno che gli Stati membri abbiano adottato specifiche misure nazionali”.

Alcuni stati membri, come ad esempio il Regno Unito o la Francia,  già  stanno provvedendo. Ad esempio su questi territori l’informazione è obbligatoria sui menù (insieme alla lista degli ingredienti)  ma concedono anche al gestore la possibilità di fornire verbalmente le informazioni.

 


  • Quali sono gli allergeni?

Le sostanze che dovranno essere indicate nei menu (o in altre forme) sono solo 14. Insomma, niente “mattoni” né volumi particolarmente spaventosi da esporre sul bancone o sui tavoli del ristorante:

  1. Cereali che contengono glutine, cioè grano, segale, orzo, avena, farro, kamut o i loro ceppi ibridati e prodotti derivati, con alcune eccezioni
  2. Crostacei e prodotti a base di crostacei;
  3. Uova e prodotti a base di uova;
  4. Pesce e prodotti a base di pesce (tranne la gelatina o la colla di pesce usate come supporto per preparati di vitamine o come chiarificanti nella birra e nel vino);
  5. Arachidi e prodotti a base di arachidi;
  6. Soia e prodotti a base di soia con alcune eccezioni;
  7. Latte e prodotti a base di latte (incluso il lattosio);
  8. Frutta a guscio (mandorle, nocciole e noci sono le più comuni);
  9. Sedano e prodotti a base di sedano;
  10. Senape e prodotti a base di senape;
  11. Semi di sesamo e prodotti a base di semi di sesamo;
  12. Anidride solforosa e solfiti in concentrazioni superiori a 10mg per chilo o per litro:
  13. Lupini e prodotti a base di lupini;
  14. Molluschi e prodotti a base di molluschi.

 


  • Un operatore del settore alimentare può fornire indicazioni sulle sostanze presenti negli alimenti che provocano allergie solo su richiesta del consumatore?

No le indicazioni relative agli allergeni sono obbligatorie , non è possibile dare informazioni solo su richiesta del cliente. Il consumatore deve sapere, non deve eventualmente venirne a conoscenza.

 


  • Un operatore del settore alimentare può fornire indicazioni sulle sostanze o prodotti che provocano allergie o intolleranze utilizzando mezzi diversi dall’etichetta?

Gli stati membri possono adottare misure nazionali. Sono ammessi in Italia documenti che accompagnano l’alimento o qualunque altro mezzo, compresi gli strumenti di tecnologia moderna. Per esser chiari le informazioni devono essere quindi fornite per iscritto.

 

 


Se sei in difficoltà contattami, senza alcun impegno, faremo insieme una valutazione delle tue necessità. Mi occupo spesso di etichettatura  per moltissimi esercizi pubblici in regione (ristoranti, bar, pizzerie, ecc.), soprattutto dopo l’entrata in vigore del nuovo Regolamento europeo.

 

dott.  Carlo Lattanzio

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L’ETICHETTATURA DEI PRODOTTI PRECONFEZIONATI

L’ETICHETTATURA DEI PRODOTTI ALIMENTARI PRECONFEZIONATI


 

 

Diversi provvedimenti legislativi regolano l’etichettatura, la presentazione e la pubblicità dei prodotti alimentari, ma due sono i principali.

In Italia la norma base è il D.Lgs 109/1992, che definisce il “prodotto alimentare preconfezionato” come quell’unità costituita da un prodotto alimentare e dal suo imballaggio, il cui contenuto non può essere modificato senza che la confezione venga aperta o alterata rispetto all’originale, pertanto l’involucro rappresenta parte integrante del prodotto.

Il 22 novembre 2011 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea il Regolamento (UE) 1169/2011, che ridefinisce la normativa relativa all’etichettatura dei prodotti alimentari.

 

Le norme finora menzionate sono cogenti e di carattere orizzontale, pertanto hanno la caratteristica di essere applicate a tutte le tipologie di alimenti, a meno dell’esistenza di norme specifiche, per singola tipologia di alimento, a carattere verticale.

Secondo quanto stabilito dalle suddette norme, in etichetta vanno quindi riportati:

Le informazioni obbligatorie

  1. Il nome dell’alimento (o denominazione di vendita): è il “nome” dell’alimento, può corrispondere all’alimento stesso (es. latte), in tal caso seguito dal tipo di trattamento tecnologico che è stato eseguito (es. pastorizzato o in polvere, intero o altro), oppure essere un nome di fantasia;
  2. la lista dei suoi ingredienti;
  3. qualunque ingrediente o componente che causi allergie o intolleranze e che viene utilizzato nella produzione o nella preparazione di un alimento ed è ancora presente nel prodotto finale, anche se in una forma modificata (Una lista di allergeni che devono essere dichiarati è fornita in una appendice al regolamento);
  4. la quantità di un determinato ingrediente o categorie di ingredienti;
  5. la quantità netta dell’alimento;
  6. la data di durata minima o la data termine di utilizzo;
  7. qualunque condizione particolare di conservazione e/o utilizzo;
  8. il nome e l’indirizzo dell’operatore professionale alimentare sotto il cui nome l’alimento viene commercializzato (o il nome dell’importatore se l’operatore professionale alimentare risiede al di fuori della UE);
  9. il luogo di origine o provenienza quando richiesto come previsto dall’articolo 26;
  10. istruzioni per l’uso qualora fosse difficile fare un uso appropriato dell’alimento senza tali indicazioni;
  11. relativamente alle bevande contenenti più del 1,2% di alcool per volume, il reale grado alcolico per volume;
  12. una dichiarazione nutrizionale.

Gli allergeni oltre a come descritti al punto 3 dovranno essere comunicati ai consumatori quando sono presenti in alimenti che non sono preconfezionati ma sono venduti comunque al dettaglio o attraverso somministrazione (p. es. bar o ristoranti).

Esistono inoltre molte piccole specifiche per prodotti di categorie particolari, dipende dai casi. Per questo è sempre consigliata una consulenza in materia.

Anche la presentazione e la pubblicità devono essere tali da non indurre in inganno il consumatore, né devono essere menzionate proprietà medicamentose riferite a quel prodotto. Tutte le informazioni inoltre devono essere riportate in caratteri leggibili ed indelebili, intelligibili al consumatore, quindi opportunamente tradotte nelle diverse lingue.

 


  • Informazioni sul contenuto in energia e nutrienti e sugli effetti per la salute

Le informazioni nutrizionali, salvo eccezioni, non sono obbligatorie. Quando presente, la dichiarazione del contenuto in energia e nutrienti va illustrata sotto forma numerica, con unità di misura specifiche, per 100 grammi o per 100 millilitri di prodotto. Le informazioni relative a vitamine e sali minerali vanno espresse, oltre che in valore assoluto, anche in percentuale sull’apporto giornaliero. Inoltre, le informazioni nutrizionali devono essere riportate raggruppate in un punto ben visibile dell’etichetta, in caratteri leggibili e indelebili ed in un linguaggio comprensibile per il consumatore.

 


  • Indicazioni di qualità

L’etichetta può anche riportare altre indicazioni, come la data di produzione o il marchio di qualità (come DOP, IGP, STG): informazioni aggiuntive che il produttore può inserire a propria discrezione, come caratteristiche di pregio del proprio prodotto. L’etichetta pertanto deve essere sempre letta con attenzione al momento dell’acquisto, poiché rappresenta la fonte più immediata ed essenziale di informazioni sul prodotto alimentare.

 


Se sei in difficoltà contattami, faremo insieme una valutazione delle tue necessità. Mi occupo spesso di etichettatura, per la grossa distribuzione organizzata (industrie alimentari, aziende agricole, supermercati, grossisti e fornitori)  ma anche per piccoli esercizi di vicinato (pescherie, commercio al dettaglio, ortofrutticoli, macellerie, ecc.)

 


dott.  Carlo Lattanzio

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COS’È IL CODICE LOTTO DI PRODUZIONE?

Cosa si intende per Lotto di rintracciabilità? o Lotto di produzione?


Per lotto si intende un insieme di unità di vendita di una derrata alimentare, prodotte, fabbricate o confezionate in circostanze praticamente identiche. Per circostanze identiche possono intendersi il giorno di produzione, le stesse materie prime (con lo stesso lotto), il processo di produzione. Una piccola azienda si orienterà su un unico lotto che identificherà la produzione di un’intera giornata per tutti i prodotti; una grande azienda, si orienterà su più lotti per ogni articolo fabbricato lo stesso giorno. Il Codice lotto può corrispondere al giorno di scadenza oppure un codice alfanumerico che consenta, comunque, di risalire in modo inequivocabile al giorno di produzione ed alle materie prime impiegate, esso è preceduto in etichetta dalla lettera “L”.

Ad esempio in un lotto la cui data di scadenza sarà data al giorno 10/03/2014 (indicato in  gg/mm/aaaa ) indicheremo in etichetta la dicitura L10032014 (indicato con il codice Lggmmaaaa, da cui l’importanza della data di scadenza).

Il Lotto è indispensabile per gli obiettivi della tracciabilità nei casi in cui sia necessario ritirare dal mercato i prodotti alimentari non conformi al consumo umano. I prodotti alimentari non possono essere posti in vendita qualora non riportino l’indicazione del lotto di appartenenza.

Il lotto e’ posto dal produttore o dal confezionatore del prodotto alimentare o dal primo venditore. Deve essere: facilmente visibile, chiaramente leggibile ed indelebile. Per i prodotti alimentari preconfezionati l’indicazione del lotto figura sull’imballaggio preconfezionato o su un’etichetta appostavi. Per i prodotti alimentari non preconfezionati l’indicazione del lotto figura sull’imballaggio o sul recipiente o, in mancanza, sui relativi documenti commerciali di vendita.

 
Esenzione dell’indicazione del lotto. L’indicazione del lotto non e’ richiesta:

  1. quando il termine minimo di conservazione o la data di scadenza figurano con la menzione almeno del giorno e del mese;
  2. per i gelati monodose, venduti tal quali, e sempre che essa figuri sull’imballaggio globale;
  3. per i prodotti agricoli che, all’uscita dall’azienda agricola, sono: 1) venduti o consegnati a centri di deposito, di condizionamento o di imballaggio; 2) avviati verso organizzazioni di produttori; 3) raccolti per essere immediatamente integrati in un sistema operativo di preparazione o trasformazione;
  4. per i prodotti alimentari preincartati nonchè per i prodotti alimentari venduti nei luoghi di produzione o di vendita al consumatore finale non preconfezionati ovvero confezionati su richiesta dell’acquirente ovvero preconfezionati ai fini della loro vendita immediata;
  5. per le confezioni ed i recipienti il cui lato più grande abbia una superficie inferiore a 10 cm quadrato.

Ai fini dei controlli sull’applicazione delle norme comunitarie, ilMinistro dell’industria, del commercio e dell’artigianato può con proprio decreto stabilire le modalita’ di indicazione del lotto per taluni prodotti alimentari o categorie di prodotti alimentari.


Se sei in difficoltà contattami, senza alcun impegno, faremo insieme una valutazione delle tue necessità.

Sono pochi i professionisti in regione in grado di soddisfare le tue aspettative!

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SERVE UN ETICHETTA ANCHE PER I PRODOTTI VENDUTI SFUSI?

Elenco degli ingredienti o Cartello unico per prodotti sfusi

Al bar, in pasticceria, all’ortofrutta, l`elenco di tutti gli ingredienti  è obbligatorio con il cartello unico.


Tra i doveri del Responsabile dell’impresa alimentare (OSA), vige l’obbligo di etichettare e presentare in modo idoneo gli alimenti.

Le leggi impongono chiaramente l’obbligo dare alcune informazioni. Anche a livello dei prodotti alimentari vendibili sfusi (ad esempio, la coppetta di gelato artigianale, il trancio di pizza o il panino in gastronomia, il tramezzino al bancone del bar, i prodotti ortofrutticoli al negozio sotto casa, ecc.)  vige l’obbligo di far pervenire ugualmente al consumatore una serie di informazioni attraverso l’elenco degli ingredienti che può essere riportato su un unico e apposito cartello.  

fresh-fish-for-sale-1342715-mSicuramente non così!

I singoli cartellini così come il registro ingredienti dei singoli prodotti esposti, devono essere posti bene in vista o a disposizione dei clienti.

La procedura applicata in azienda per etichettare gli alimenti e le modalità di esposizione devono essere indicate nel Manuale di Autocontrollo aziendale.

 

Per una spiegazione più completa si rimanda direttamente alla lettura dell’articolo specifico della normativa di seguito riportato:

L’ETICHETTATURA DEGLI ALIMENTI (D.lgs.109/1992 modificato dai d.lgs. 181/2003 e d.lgs.114/2006) – Art.16 Vendita dei prodotti sfusi (1) .
1. I prodotti alimentari non preconfezionati o generalmente venduti previo frazionamento, anche se originariamente preconfezionati, i prodotti confezionati sui luoghi di vendita a richiesta dell’acquirente ed i prodotti preconfezionati ai fini della vendita immediata, devono essere muniti di apposito cartello, applicato ai recipienti che li contengono oppure applicato nei comparti in cui sono esposti.
2. Sul cartello devono essere riportate:
a) la denominazione di vendita;
b) l’elenco degli ingredienti salvo i casi di esenzione (art.7, D.lgs.109/1992; riportato al prossimo paragrafo.);
c) le modalità di conservazione per i prodotti alimentari rapidamente deperibili, ove necessario;
d) la data di scadenza per le paste fresche e le paste fresche con ripieno di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 febbraio 2001, n. 187 ;
e) il titolo alcolometrico volumico effettivo per le bevande con contenuto alcolico superiore a 1,2% in volume;
f) la percentuale di glassatura, considerata tara, per i prodotti congelati glassati.
3. Per i prodotti della gelateria, della pasticceria, della panetteria e della gastronomia, ivi comprese le preparazioni alimentari, l’elenco degli ingredienti può essere riportato su un unico e apposito cartello tenuto ben in vista oppure, per singoli prodotti, su apposito registro o altro sistema equivalente da tenere bene in vista, a disposizione dell’acquirente, in prossimità dei banchi di esposizione dei prodotti stessi.
4. Per le bevande vendute mediante spillatura il cartello di cui al comma 1 può essere applicato direttamente sull’impianto o a fianco dello stesso.
5. Le acque idonee al consumo umano non preconfezionate, somministrate nelle collettività ed in altri esercizi pubblici, devono riportare, ove trattate, la specifica denominazione di vendita “acqua potabile trattata o acqua potabile trattata e gassata” se è stata addizionata di anidride carbonica.
6. I prodotti dolciari preconfezionati, ma destinati ad essere venduti a pezzo o alla rinfusa, generalmente destinati al consumo subito dopo l’acquisto, possono riportare le indicazioni di cui al comma 2 solamente sul cartello o sul contenitore, purché in modo da essere facilmente visibili e leggibili dall’acquirente.
7. Sui prodotti di cui al comma 1, nelle fasi precedenti la vendita al consumatore, devono essere riportate le menzioni di cui all’ articolo 3 , comma 1, lettere a), b), e) ed h); tali menzioni possono essere riportate soltanto su un documento commerciale relativo a detti prodotti, se è garantito che tale documento sia unito ai prodotti cui si riferisce al momento della consegna oppure sia stato inviato prima della consegna o contemporaneamente a questa.
 L’indicazione degli ingredienti non è richiesta (Art.7 Esenzioni dall’indicazione degli ingredienti.):
a) nei prodotti costituiti da un solo ingrediente, salvo quanto disposto da norme specifiche, a condizione che la denominazione di vendita sia identica al nome dell’ingrediente ovvero consenta di conoscere la effettiva natura dell’ingrediente;
b) negli ortofrutticoli freschi, comprese le patate, che non siano stati sbucciati, tagliati, o che non abbiano subito trattamenti;
c) nel latte e nelle creme di latte fermentati, nei formaggi, nel burro, purché non siano stati aggiunti ingredienti diversi dai costituenti propri del latte, dal sale o dagli enzimi e colture di microrganismi necessari alla loro fabbricazione; in ogni caso l’indicazione del sale è richiesta per i formaggi freschi, per i formaggi fusi e per il burro;
d) nelle acque gassate che riportano la menzione di tale caratteristica nella denominazione di vendita;
e) nelle acqueviti e nei distillati, nei mosti e nei vini, nei vini spumanti, nei vini frizzanti, nei vini liquorosi e nelle birre con contenuto alcolico superiore a 1,2% in volume;
f) negli aceti di fermentazione, provenienti esclusivamente da un solo prodotto di base e purché non siano stati aggiunti altri ingredienti.

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Ecco la normativa completaed aggiornata: L’ETICHETTATURA DEGLI ALIMENTI

Purtroppo, è doveroso segnalare che i cartelli unici degli ingredienti (o i registri), quando ci sono, spesso si limitano a riportare un elenco delle materie prime utilizzate in maniera sommaria, modello fotocopia, basati esclusivamente sullo schema di cartello unico previsto dal D.M. 20 Dicembre 1994. In realtà, l’elenco degli ingredienti deve specificare sia quelli contenuti nei semilavorati utilizzati sia quelli aggiunti in ordine decrescente in base al peso, secondo uno schema definito nell’allegato 1 del D.M. 20 dicembre 1994 “Schema di cartello unico degli ingredienti dei prodotti della gelateria, della pasticceria, della panetteria e della gastronomia venduti sfusi”. È importante tenere presente che il citato decreto legislativo definisce per ingrediente “qualsiasi sostanza, compresi gli additivi, utilizzata nella fabbricazione o nella preparazione di un prodotto alimentare, ancora presente nel prodotto finito, anche se in forma modificata”.

Gli OSA interessati devono dunque adempiere all’obbligo del cartello unico o del registro degli ingredienti, previsto dall’art. 16 del D.Lgs. 109/92 (e ss.mm.ii.) e dal D.M. 20.12.1994, con un’elencazione dettagliata degli ingredienti, divisi per gruppi omogenei o per singolo prodotto. Tale obbligo non deve essere visto come un mero adempimento burocratico o, peggio, come una coercizione, ma fondamentalmente come uno strumento dalla molteplice funzione:

  • tutelando realmente la salute del consumatore,
  • fornendo utili notizie ad un consumatore sempre più attento e informato,
  • valorizzando i propri prodotti ed il proprio modus operandi,
  • tutelando se stessi e la propria attività.

Dal 13 dicembre 2014è infine operativo il regolamento UE 1169/2011 relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori. Questa normativa introduce anche un’importante novità: l‘obbligo di comunicare al consumatore la presenza di allergeni anche in caso di alimenti somministrati e non sono in quelli degli alimenti venduti, quindi in ogni attività.

 


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