SERVONO I REQUISITI PROFESSIONALI PER APRIRE UN’ATTIVITÀ ARTIGIANALE DA ASPORTO?

Le procedure per aprire un’attività artigianale da asporto (take away o servizio a domicilio per autoconsumo)

Quando non serve il corso SAB (ex REC) per aprire un’attività artigianale? come: una pizzeria da asporto, una gastronomia, una rosticceria, kebab, braceria, piadineria, paninoteca, friggitoria, polleria, griglieria, sushi, ecc.


Molti pensano di dover  acquisire determinate licenze, frequentare il corso SAB (ex REC) … spieghiamo meglio  il “dilemma” dei corsi e le questioni burocratiche…

Innanzitutto “è artigiano colui che, iscritto all’albo delle imprese artigiane istituito presso le camere di commercio, svolge un’attività di produzione di beni, anche semilavorati, o di prestazioni di servizi“.

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Un’attività artigianale deve e può vendere ciò che produce in proprio, nei suoi locali. Se fa solo questo, ovvero vendere solo prodotti di propria produzione e senza somministrazione,  l’artigiano non ha bisogno del possesso dei requisiti professionali (il rec per le attività artigianali non esiste più), quindi può vendere gli alimenti di propria produzione anche senza frequentare un corso SAB.

Questo non toglie il rispetto delle norme di igiene!

Ma attenzione! la somministrazione e il commercio sono invece sottoposti al possesso dei requisiti professionali.  Infatti per poter rivendere (commercializzare) alimenti e bevande (es. bibite in lattina, bottigliette, ecc.)  tal quali acquistati da terzi, è necessario possedere i requisiti profesisonali, in alcuni casi aver superato il corso per il commercio di alimenti e bevande (detto anche SAB).

Facciamo un esempio classico:

  • la pizza al taglio (preparazione pizza per asporto, tipico take away) che vende anche cibi e  bevande che non siano di propria produzione ma da terzi (es. bevande), lo stesso deve possedere i requisiti professionali per la vendita di alimenti e bevande (requisiti previsti dalla L.R. 29/05)
  • Se invece l’artigiano vende solo ciò che produce in proprio, non deve possedere i requisiti professionali, non essendo richiesti. Ma non si possono vendere neanche bevande, a meno che non le prepariate voi a partire dalle materie prime
  • . Si potrebbe installare presso l’esercizio un distributore automatico di bibite gestito da ditte terze, che “non ci coinvolge”, ma addio guadagni!

E’ necessario anche  fare attenzione ad altri adempimenti per non incappare nella somministrazione (e quindi SAB, REC, requisitti, ecc.), ad esempio: non si può effettuare servizio ai tavoli. I tavoli ed appoggi possono essere ugualmente posizionati per consentire ai clienti di consumare quanto acquistato (autoconsumo);

E’ comunque sempre necessario:

  • presentare all’Azienda Sanitaria  la NIA (notifica impresa alimentare), come al comune la Scia (Segnalazione certificata inizio attività);
  • Attenti al rispetto delle normative sull’igiene degli alimenti.
  • Prima dell’apertura, occorre avere il Manuale di Autocontrollo (anche detto piano HACCP, pure online) già disponibile in azienda;
  • Aver già frequentato all’apertura i corsi OSA (o corsi HACCP, ex libretto sanitario);
  • Se non lavori da solo ma sono presenti lavoratori o soci, collaboratori familiari, è necessaria la sicurezza sul lavoro;
  • Essendo aperti al pubblico attenti alla segnaletica e alla cartellonistica;
  • Esponendo noi alimenti al pubblico informati sulle etichette;
  • Il locale deve avere agibilità artigianale.
  • Il laboratorio di produzione meglio se rimane separato dai locali di vendita ma può essere anche a vista, sempre e comunque separato, ad esempio da un idoneo bancone come potete notare in molte pizzerie (purtroppo non tutte!);
  • In quanto attività artigianale per asporto deve avere il bagno con antibagno e spogliatoio per il personale. Non vige l’obbligo di fornire un bagno per i clienti.

Come abbiamo visto, se vogliamo aprire un’attività artigianale, i dettagli di cui tener conto sono comunque tanti! 


PROSSIMI CORSI SAB in FVG: UDINE, APRILE 2019.

  • Periodo:  01/04/2019 – 19/04/2019
  • Durata: 3 settimane, 5 giorni a settimana (Lun. – Ven.)
  • Orario: 6 ore al giorno (14.00-20.00)

Il corso da noi programmato permette di ottenere anche l’attestato di Responsabile dell’Autocontrollo (Osa8).


Ti offro consulenza e assistenza, con servizi di orientamento e informazione, per avviare un’attività in proprio, nel settore food . Contattami


dott.  Carlo Lattanzio

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COSA SONO I CORSI SAB? ex REC.

IL CORSO, L’ESAME E L’ABILITAZIONE Requisiti professionali per il rilascio dell’autorizzazione 


Il vecchio REC (Registro Esercenti Commercio) come requisito per aprire un pubblico esercizio non esiste più. Al suo posto sono stati creati i corsi SAB , un corso di formazione professionale che abilita al commercio e alla Somministrazione di Alimenti e Bevande.

Le modalità di svolgimento del corso in questione variano a  seconda della regione in cui intendiamo aprire il nostro esercizio. Cambiano il totale delle ore, gli argomenti, le modalità di svolgimento, ecc.


Prima di tutto, per avere un quadro generale, leggi questa pagina: Requisiti e primi adempimenti per l’apertura di un esercizio della somministrazione in Friuli Venezia Giulia.


  • Chi deve fare i corsi SAB?

imagesChi non possiede i requisiti professionali.  Ad esempio:

  • chi non ha fatto la scuola alberghiera,
  • chi non ha una laurea in materie scientifiche,
  • chi non ha fatto almeno due anni di lavoro nel settore turistico alberghiero.

Insomma se non abbiamo  conoscenza ed esperienza nel settore, meglio imparare qualcosa prima di aprire la nostra attività!


  •  Quanto durano i corsi SAB?

Una delle poche differenze rispetto ai vecchi corsi REC è che i corsi SAB durano meno: 90 ore, in regione FVG.


  • Quanto costa il corso SAB?

Il mercato è libero e i prezzi in FVG variano da 380€ a 480€ (+iva), fino a 700€.


  • Dove si fanno?

I corsi SAB possono essere tenuti da tutti i “centri di formazione certificati” meglio definiti CAT (Centri di Assistenza Tecnica), organismi autorizzati dalla regione.

Più volte l’anno attiviamo una serie di corsi di formazione a Udine e Trieste destinati a chiunque desidera intraprendere questa strada.


  • Alla fine del corso c’è un esame?images

Si. Tale esame viene sostenuto davanti ad un’apposita Commissione d’esami, costituita presso la Camera di Commercio, nella stessa provincia ove ha sede il CAT presso cui si è frequentato il corso professionale.

Sono dal 2011  membro della commissione giudicatrice per il rilascio dell’abilitazione SAB in Camera di commercio a Udine. So consigliarti al meglio su come ottenere i requisiti professionali.


  • I corsi SAB servono?

ALBERTO-SORDI-SPAGHETTI-cannes-cinema-ristorante-Spesso tutti questi corsi li viviamo come imposizioni del governo e tasse occulte da pagare ma la finalità del corso SAB è giusta: per somministrare alimenti e bevande bisogna dimostrare di avere l’esperienza per farlo, dal punto di vista legislativo, merceologico e igienico sanitario.…. se non abbiamo esperienza dobbiamo acquisirla. Vediamola positivamente!


  • Modalità di iscrizione

Il Corso è a numero chiuso. Le iscrizioni vengono accettate ai recapiti riportati, in base all’ordine di arrivo e si intendono valide solo dopo la sottoscrizione del contratto di servizi.


PROSSIMI CORSI S.A.B. in F.V.G.: UDINE MAGGIO 2018.

  • Periodo:  da Lunedì 7/05/2018 a Venerdì 25/05/2018
  • Durata: 3 settimane, 5 giorni a settimana (Lun. – Ven.)
  • Orario:6 ore al giorno (14.00-20.00)

Il corso da noi programmato permette di ottenere anche l’attestato di Responsabile dell’Autocontrollo (Osa8).

CHIAMAMI O INVIAMI UNA EMAIL PER MAGGIORI INFORMAZIONI SUL CORSO PIU’ VANTAGGIOSO PER TE E LE TUE ESIGENZE

Sono in grado di indicarti i corsi di formazione organizzati in Regione F.V.G., ai prezzi più concorrenziali,  che consentono di ottenere requisiti riconosciuti, in tutta Italia.

dott.  Carlo Lattanzio

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MA IL LIBRETTO SANITARIO ESISTE ANCORA?

Corso sostitutivo del Libretto Sanitario

Hanno abrogato la visita d’idoneità sanitaria ma è stato introdotto il corso di formazione.


Non so se vi ricordate il vecchio libretto d’idoneità sanitaria?  Forse i più giovani che entrano nel mondo del lavoro non si ricordano, ma chi come me ha più anni di esperienza (che il primo libretto lo feci a 14 anni per lavorare in albergo a Grado), sa benissimo che una volta si facevano tanti esami in ospedale ogni anno. Moltissimi clienti mi chiedono ancora oggigiorno se serve farli.

Ebbene nel territorio della regione Friuli Venezia Giulia è stato abolito l’obbligo del libretto d’idoneità sanitaria, quale titolo per l’esercizio delle attività di produzione, preparazione, somministrazione, deposito, vendita o distribuzione di alimenti.  

Contestualmente l’abolizione la Regione autonoma ha reso obbligatoria la formazione HACCP con Legge Regionale n°21 del 18/08/2005(). 

LEGGI ANCHE: Abolizione del Libretto di idoneità sanitaria in Italia


PROSSIMI CORSI in F.V.G.:

  • UDINE Formazione Responsabile Autocontrollo  “OSA8” e Addetti “OSA3”: Mercoledì 20, dalle 09.00 alle 12.00 (addetti e responsabili) e dalle 09.00 alle 18.00 (responsabili).
  • PALMANOVA Formazione Addetti “OSA3”: Lunedì 25, dalle 08.30 alle 11.30 (addetti).
  • UDINE Formazione Responsabile Autocontrollo  “OSA8” e Addetti “OSA3”: Mercoledì 23, dalle 09.00 alle 12.00 (addetti e responsabili) e dalle 09.00 alle 18.00 (responsabili).

Visualizza il CALENDARIO CORSI di GENNAIO / MARZO 2016.

 


Con la formazione obbligatoria l’attenzione si sposta sulla professionalità del singolo individuo coinvolto nelle attività piuttosto che sulla sola idoneità sanitaria dello stesso, come previsto precedentemente dal vecchio “libretto sanitario”. Tutto questo a tutela del consumatore!

Il Protocollo n° 9916 del 12/05/2008 introdusse le linee guida per l’attuazione dei corsi HACCP. Lo stesso prevede anche pene pecuniarie amministrative importanti (che vanno da 250 a 1000 €) qualora le Aziende Sanitarie, incaricate del controllo dell’applicazione della normativa, avessero riscontrato inadempienze rispetto alla formazione.


Se hai bisogno di informazioni su dove si tengono i corsi contattami o inviami una email. Chiedere è lecito, rispondere è cortesia.

Sono in grado di indicarti i corsi di formazione organizzati in Regione FVG, ai prezzi più concorrenziali,  che consentono di ottenere requisiti legalmente riconosciuti e validi a tutti gli effetti, in tutta Italia.

Sono stato e sarò membro della commissione giudicatrice e so come consigliarti al meglio!

 

dott.  Carlo Lattanzio

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ESISTONO ANCORA LE LICENZE?

Le vecchie “licenze” esistono ancora?

Le licenze per aprire un locale nuovo non esistono più, ma sono altri i limiti messi alla apertura di pubblici esercizi in genere. Ecco l’elenco dei requisiti richiesti per aprire.


Sono molti i commenti e le richieste,  che mi arrivano a proposito di quali licenze servano per aprire o gestire bar, ristoranti e locali simili. Su questo sito avevamo già trattato l’argomento, ma i recenti cambiamenti normativi hanno creato confusione ed è il caso di tornarci sopra per spiegarlo meglio.

Le licenze, come erano intese una volta, non esistono più. Esse erano, tanto per chiarire, un contingentamento numerico, vale a dire che non permettevano di aprire più di un certo numero di locali in una determinata zona, diciamo che il mercato e la concorrenza erano regolamentati dall’alto. Altro elemento che cercava di limitare la concorrenza era la distanza minima era richiesta fra una attività e l’altra.
In questi anni è cambiato tutto, le licenze sono sparite e si possono aprire quanti locali si vogliono, almeno in teoria.
Perché in teoria?
Perché le limitazioni che ancora ci possono essere all’apertura di un locale sono almeno quattro.
1)      In alcune città ci sono limitazioni date dai comuni stessi. Al momento, per esempio, non si possono aprire nuovi locali nel centro di Firenze, perché il comune vuole così evitare che la città abbia un’eccessiva concentrazione di questo tipo di attività.
2)      La nostra locazione deve avere una destinazione d’uso commerciale e (a volte) di somministrazione.
3)      Il nostro fondo deve essere in linea con i requisiti urbanistici: parcheggi, presenza di mezzi pubblici, zona che non corra il rischio di mettere in conflitto ristoratori e abitanti per rumori o confusione etc…
4)      Requisiti edilizi: il locale deve essere in linea con quelli che sono i parametri richiesti a livello di lavoro e sanitario: superfici vetrate e apribili sufficienti, salubrità, metratura fra area di somministrazione e preparazione adeguata etc.

In alcuni comuni per rilasciare una licenza si ragiona anche con permessi rilasciati “a punti” (appunto le cosidette licenza a punti) vale a dire  che si da una lista di parametri e ogni parametro da un certo numero di punti. Il permesso di aprire verrò rilasciato se si raggiunge almeno un certo numero di punti.

Tutto questo vale se si vuole aprire un locale nuovo, se invece si vuole comprare un locale già esistente non pagheremo la licenza (non esiste più) ma potremo e dovremo pensare alla richiesta che ci viene fatta come ad un “avviamento” vale a dire al valore dato al giro d’affari che il locale sviluppa.

Contattami, senza alcun impegno, per un consulto o un preventivo gratuito.

dott. Carlo Lattanzio

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COSA DICE LA LEGGE REGIONALE 29/2005?

L.R. 29/2005/F.V.G.


La legge regionale 29/2005 è la principale normativa regionale in materia di attività di commercio e di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande. Questa legge regionale ha anticipato la politica di liberalizzazione delle attività commerciali e semplifica le procedure burocratiche, per quello che ci interessa in particolare:

-L’art. 10 della L.R. 29/2005 prevede che i requisiti morali e professionali devono essere posseduti dal titolare, dal legale rappresentante e da ogni altra persona specificatamente preposta all’attività. La disciplina in vigore fino agli anni 90, che prevedeva l’iscrizione ad uno specifico albo REC  (il registro degli esercenti il commercio, di coloro i quali intendevano esercitare l’attività commerciale) non esiste più.

– la totale liberalizzazione degli esercizi di vendita con superficie non superiore a 400 metri quadrati (attivabili con semplice denuncia d’inizio attività);

– la soppressione delle Commissioni pubblici esercizi (legge 287/1991, art. 6);

– l’eliminazione della Conferenza di servizi ai fini del rilascio delle autorizzazioni commerciali per grandi strutture di vendita (decreto 114/1998, art. 9) e conseguente totale devoluzione di competenza ai Comuni (ai quali compete la predisposizione degli atti pianificatori).

Link: http://lexview-int.regione.fvg.it/fontinormative/xml/xmlLex.aspx?anno=2005&legge=29&ART=000&AG1=00&AG2=00&fx=lex#

Nel dettaglio riporto il capo che ci interessa della Legge regionale 5 dicembre 2005, n. 29 (Normativa organica in materia di attività commerciali e di somministrazione di alimenti e bevande):

CAPO II  Esercizio dell’attività

Art. 5 (Requisiti morali e professionali)

1.Ai fini della tutela del consumatore, l’esercizio, in qualsiasi forma, dell’attività commerciale e di somministrazione di alimenti e bevande, è consentito solo a chi sia in possesso dei requisiti morali e professionali previsti dalla presente legge.

2.( ABROGATO )

3.L’accertamento dei requisiti è effettuato ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa), e successive modifiche. Note: 1Comma 2 abrogato da art. 3, comma 1, L. R. 7/2007

4.La verifica dei requisiti soggettivi relativi alle attività di commercio all’ingrosso è di competenza delle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura.

 Art. 6 (Requisiti morali e condizioni ostative)

1.Non possono esercitare l’attività commerciale in sede fissa o sulle aree pubbliche, nonché l’attività di somministrazione di alimenti e bevande: a) coloro che siano stati dichiarati falliti, fino alla chiusura del fallimento; b) coloro che abbiano riportato una condanna, con sentenza passata in giudicato anche emessa in esecuzione dell’articolo 444 del codice di procedura penale, per delitto non colposo, per il quale sia prevista una pena detentiva non inferiore nel minimo a tre anni, sempre che sia stata applicata, in concreto, una pena superiore al minimo edittale; c) coloro che abbiano riportato una condanna a pena detentiva, con sentenza passata in giudicato anche emessa in esecuzione dell’articolo 444 del codice di procedura penale, per uno dei delitti di cui al libro II, titolo VIII, capo II, del codice penale, ovvero per ricettazione, riciclaggio, insolvenza fraudolenta, bancarotta fraudolenta, usura, delitti contro la persona commessi con violenza, estorsione, rapina, nonché coloro che abbiano riportato una condanna a pena detentiva o a pena pecuniaria, con sentenza passata in giudicato anche emessa in esecuzione dell’articolo 444 del codice di procedura penale, per reati contro l’igiene e la sanità pubblica, compresi i delitti di cui al libro II, titolo VI, capo II, del codice penale; d) coloro che abbiano riportato nell’ultimo quinquennio, due o più condanne a pena detentiva o a pena pecuniaria, con sentenza passata in giudicato anche emessa in esecuzione dell’articolo 444 del codice di procedura penale, per delitti di frode nella preparazione o nel commercio degli alimenti, previsti da leggi speciali; e) coloro che siano sottoposti o nei cui confronti sia stata applicata una delle misure previste dal decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159 (Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, nonché nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 13 agosto 2010, n. 136 ), incluse misure di sicurezza non detentive, ovvero siano stati dichiarati delinquenti abituali, professionali o per tendenza, salvo che abbiano ottenuto la riabilitazione.

1 bis. Fermo restando quanto prescritto al comma 1 non possono, altresì, esercitare l’attività di somministrazione di alimenti e bevande coloro che abbiano riportato, con sentenza passata in giudicato anche emessa in esecuzione dell’ articolo 444 del codice di procedura penale , una condanna a pena detentiva o a pena pecuniaria per reati contro la moralità pubblica e il buon costume, per delitti commessi in stato di ubriachezza o in stato di intossicazione da stupefacenti, per reati concernenti la prevenzione dell’alcolismo, le sostanze stupefacenti o psicotrope, il gioco d’azzardo, le scommesse clandestine, per infrazioni alle norme sui giochi.  Il divieto di esercizio dell’attività commerciale in caso di condanna permane per la durata di cinque anni a decorrere dal giorno in cui la pena sia stata scontata; qualora la pena si sia estinta in altro modo, il termine di cinque anni decorre dal giorno del passaggio in giudicato della sentenza, salvo riabilitazione. Il divieto non si applica, ai sensi dell’articolo 166 del codice penale, qualora sia stata concessa la sospensione condizionale della pena e sempre che non intervengano circostanze idonee a incidere sulla revoca della sospensione stessa.

 

Art. 7 (Requisiti professionali)

1.L’esercizio dell’attività commerciale in sede fissa o sulle aree pubbliche di prodotti non alimentari è subordinato al possesso dei soli requisiti morali.

2.L’autorizzazione all’esercizio dell’attività commerciale in sede fissa o sulle aree pubbliche di prodotti alimentari, nonché alla somministrazione di alimenti e bevande, sono subordinate al possesso di uno dei seguenti requisiti: a) avere frequentato i corsi di cui all’articolo 8 e aver superato positivamente l’esame di cui all’articolo 9; b) avere, per almeno due anni, anche non continuativi, nel quinquennio precedente, esercitato in proprio attività d’impresa nel settore alimentare o nel settore della somministrazione di alimenti e bevande o avere prestato la propria opera, presso tali imprese, in qualità di dipendente qualificato, addetto alla vendita o all’amministrazione o alla preparazione degli alimenti, o in qualità di socio lavoratore o in altre posizioni equivalenti o, se trattasi di coniuge, parente o affine, entro il terzo grado, dell’imprenditore, in qualità di coadiutore familiare, comprovata dall’iscrizione all’Istituto nazionale della previdenza sociale; c) essere in possesso di un diploma di scuola secondaria superiore o di laurea, anche triennale, o di altra scuola a indirizzo professionale, almeno triennale, nel cui corso di studi siano previste materie attinenti al commercio, alla preparazione o alla somministrazione degli alimenti. Quanto prescritto al comma 2, lettera c), viene attestato dall’istituto che ha rilasciato il titolo. Con regolamento regionale vengono fissate le norme ai fini dell’adeguamento dell’ordinamento delle altre Regioni alla presente legge in materia di corsi professionali.

 

Art. 8  (Corsi professionali)

1.I corsi professionali di cui all’articolo 7 vengono organizzati dai Centri di assistenza tecnica (CAT), di cui all’articolo 85, direttamente dalla propria struttura organizzativa senza delega ad altri soggetti.

2.Con regolamento regionale, da emanarsi entro novanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge, vengono stabilite le modalità di organizzazione, la durata e le singole materie dei corsi di cui all’articolo 7, ferma restando la conoscenza della lingua italiana, secondo le prescrizioni di cui alla legge vigente e fermo restando che il 50 per cento del numero di ore di durata del corso è dedicato alle materie idonee a garantire l’apprendimento delle disposizioni relative all’igiene e alla sicurezza alimentare e dei prodotti, nonché alla tutela della salute e della sicurezza del consumatore, in base anche a quanto stabilito dal codice del consumo.

3.I CAT possono inoltre organizzare e gestire corsi facoltativi di aggiornamento. A tal fine i CAT istituiscono un libretto di registrazione dei corsi di aggiornamento frequentati dagli operatori del settore.

 

Art. 9 (Commissione d’esame)

1.A conclusione del corso previsto all’articolo 8, comma 1, l’idoneità dei candidati è accertata da una commissione provinciale costituita presso la Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, nominata dalla giunta camerale per una durata di cinque anni, e composta da:a) il Segretario generale camerale o un suo sostituto, con funzioni di presidente;b) un funzionario della Regione o un suo sostituto;c) un rappresentante del CAT che ha organizzato il corso o un suo sostituto;d) un esperto in materia igienico-sanitaria degli alimenti o un suo sostituto;e) un esperto in merceologia o un suo sostituto;f) un rappresentante delle associazioni di tutela dei consumatori.

1 bis. Possono essere designati più soggetti in sostituzione dei componenti di cui al comma 1.

Art. 10 (Titolarità dei requisiti)

1.I requisiti di cui all’articolo 6 devono essere posseduti dal titolare, dal legale rappresentante e da ogni altra persona specificatamente preposta all’attività commerciale e di somministrazione di alimenti e bevande. I requisiti di cui all’articolo 7 devono essere posseduti dal titolare o rappresentante legale, ovvero, in alternativa, da altra persona specificatamente preposta all’attività commerciale e di somministrazione di alimenti e bevande. Il possesso dei requisiti è parimenti richiesto per tutti i preposti all’attività commerciale e di somministrazione di alimenti e bevande anche al di fuori della fattispecie di società. Qualora l’attività commerciale e di somministrazione di alimenti e bevande non sia esercitata direttamente dal titolare o dal legale rappresentante, il preposto deve essere in ogni caso nominato.


dott.  Carlo Lattanzio

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COMMISSIONE ESAME CONCLUSIVO CORSO SAB (EX REC)

Ma si sostiene un esame alla fine del corso SAB (ex REC) ?


A conclusione del corso l‘idoneità dei candidati è accertata da una commissione provinciale costituita presso la Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, nominata dalla giunta camerale per una durata di cinque anni.

Per essere ammessi all’esame conclusivo del corso SAB (ex REC) è necessaria la frequenza di almeno 63 delle 90 ore complessive del percorso formativo.

L’esame finale sarà condotto da una Commissione composta da (L.R. 29/2005 art.9: commissione d’esame):

a) il Segretario generale camerale, con funzioni di presidente;

b) un funzionario della Regione;

c) un rappresentante del CAT che ha organizzato il corso;

d) un esperto in materia igienico-sanitaria degli alimenti;

e) un esperto in merceologia;

f) un rappresentante delle associazioni di tutela dei consumatori.


  • ESAME

La tipologia, i contenuti ed i punteggi delle prove sono definite dalla Commissione con riunione preliminare, fermo restando il vincolo della predisposizione di una “prova scritta” (anche sotto forma di test con domande a risposta multipla) e di un colloquio orale sulle materie oggetto del percorso formativo.
Le prove dovranno prendere in esame tutte le competenze oggetto del profilo, comprese quelle oggetto di credito formativo riconosciuto.


Se hai bisogno di consulenza su dove si tengono i corsi contattami. Sono stato e sarò membro della commissione giudicatrice e so come consigliarti al meglio!
I preventivi e la consulenza sono gratuiti.

dott.  Carlo Lattanzio

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