Formazione dei lavoratori occupati in una stessa azienda in attività di rischio diverse

Formazione dei lavoratori occupati in una stessa azienda in attività di rischio diverse

Un’ azienda classificata a rischio medio (come ad es. attività di trasporti), nel rispetto dall’Accordo Stato Regioni del 21.12.2011 (Formazione dei lavoratori), come deve formare i lavoratori che svolgono mansioni in attività secondarie dove il rischio sia basso (tipo Uffici)? Come si deve in tal caso programmare la formazione dei lavoratori?

Usualmente per individuare i contenuti e la durata di un percorso formativo rivolto ai lavoratori conta il settore di attività Ateco al quale appartiene l’azienda (come indicato nell’Allegato II dell’Accordo) ma soprattutto bisogna tenere in considerazine la categoria di rischi presenti effettivamente in azienda che sono emersi dalla valutazione dei rischi e che sono riferiti alle mansioni svolte dai lavoratori ed ai possibili danni che questi possano subire nei confronti e per i quali pertanto è necessario che il datore di lavoro provveda a formare i lavoratori stessi.
Può succedere, come nel caso in esame, che in una stessa azienda, pur appartenendo la stessa ad una determinata fascia di rischio, ci siano lavoratori che svolgono la propria attività in reparti appartenenti ad una fascia di rischio superiore o inferiore.
In tali casi ci viene incontro quella indicazione fornita nel punto 8 dell’Accordo riguardante l’ipotesi di una azienda multiservizi e cioè che “qualora  il  lavoratore,  all’interno  di  una   stessa  azienda multiservizi, vada a svolgere mansioni riconducibili ad un settore a rischio maggiore, secondo quanto indicato in Allegato II, costituisce credito formativo sia la frequenza alla Formazione Generale, che alla Formazione Specifica di  settore  già  effettuata;  tale  Formazione Specifica dovrà  essere completata con  un  modulo  integrativo,  sia nella durata che nei  contenuti,  attinente  ai  rischi  delle  nuove mansioni svolte”. E’ consigliabile quindi in tali casi che l’azienda, per quanto riguarda l’obbligo della formazione dei lavoratori, individui nell’ambito della propria organizzazione delle aree omogenee di lavoratori con riferimento alla classificazione dei rischi che possano effettivamente correre ed avvii gli stessi, tenendo conto comunque della validità permanente della formazione generale, alla frequenza di corsi di formazione specifica con durata e contenuti diversi per formarli ed informarli sui rischi medesimi, obiettivo questo che è in fondo quello richiesto dalle disposizioni di legge vigenti in materia di salute e di sicurezza sul lavoro.
Per quanto possa sembrare complessa, la procedura sopra indicata è l’unica che consenta di rispettare sia le disposizioni di legge che le indicazioni fornite dall’Accordo sulla formazione dei lavoratori le quali, come più volte nello stesso indicato, mirano a portare a conoscenza ed a fornire ai lavoratori una formazione specifica sui rischi effettivi e concreti che gli stessi possono correre nell’ambito della stessa azienda nella quale prestano la loro attività. Va da sé, infine, di riverso che lo svolgimento da parte dei lavoratori nella stessa azienda di mansioni riconducibili a settori di rischio inferiori non comporta la necessità di effettuare alcuna integrazione.

Per rispondere al quesito è necessario in premessa mettere bene in evidenza una serie di considerazioni che emergono dalla lettura sia delle disposizioni di cui all’art. 37 del D. Lgs. 9/4/2008 n. 81 e s.m.i. che di quelle contenute nell’Accordo sulla formazione dei lavoratori raggiunto il 21/12/2011 nell’ambito della Conferenza Stato-Regioni, pubblicato sulla G. U. dell’11/1/2012 ed entrato in vigore il 26/1/2012, che qui di seguito si ritiene di riportare:
– il datore di lavoro deve assicurare che ciascun lavoratore riceva una formazione sufficiente ed adeguata in materia di salute e sicurezza, anche rispetto alle conoscenze linguistiche, con particolare riferimento ai concetti di rischio, danno, prevenzione, protezione, organizzazione della prevenzione aziendale, diritti e doveri dei vari soggetti aziendali, organi di vigilanza, controllo, assistenza e con riferimento ai rischi riferiti alle mansioni e ai possibili danni e alle conseguenti misure e procedure di prevenzione e protezione caratteristici del settore o comparto di appartenenza dell’azienda (art. 37 comma 1 lettera a e b del D. Lgs. n. 81/2008);
–  la durata della formazione dei lavoratori deve essere almeno di 4, 8 o 12 ore in funzione dei rischi riferiti alle mansioni e ai possibili danni e alle conseguenti misure e procedure di prevenzione e protezione caratteristici del settore o comparto di appartenenza dell’azienda (punto 4 dell’Accordo);
– la trattazione dei rischi prevista nell’ambito della formazione specifica dei lavoratori va declinata secondo la loro effettiva presenza nel settore di appartenenza dell’azienda e della specificità del rischio (punto 4);
– i contenuti e la durata della formazione dei lavoratori sono subordinati all’esito della valutazione dei rischi effettuata dal datore di lavoro (punto 4);
–  il percorso formativo e i relativi argomenti possono essere ampliati in base alla natura e all’entità dei rischi effettivamente presenti in azienda. aumentando di conseguenza il numero di ore di formazione necessario (punto 4);
– deve essere garantita la maggiore omogeneità possibile tra i partecipanti ad ogni singolo corso con particolare riferimento al settore di appartenenza (punto 4);
– i lavoratori di aziende, a prescindere dal settore di appartenenza, che non svolgano mansioni che comportino la loro presenza, anche saltuaria, nei reparti produttivi possono frequentare i corsi individuati per il rischio basso (punto 4);
– rimane comunque salvo l’obbligo del datore di lavoro di assicurare la formazione specifica dei lavoratori secondo le risultanze della valutazione dei rischi (punto 4);
– la durata ed i contenuti indicati nell’Accordo costituiscono un minimo da garantire per cui possono essere ampliati secondo le esigenze delle aziende (punto 4);
– qualora il lavoratore, all’interno di una stessa azienda multiservizi, vada a svolgere mansioni riconducibili, secondo quanto indicato nell’Allegato II, ad un settore a rischio maggiore costituisce credito formativo permanente sia la frequenza alla formazione generale  che alla formazione specifica di settore già effettuata: tale formazione specifica dovrà essere completata con un modulo integrativo, sia nella durata che nei contenuti, attinente ai rischi delle nuove mansioni svolte (punto 8).

 

dott.  Carlo Lattanzio

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Applicazione del D. Lgs. n. 81/2008 ad una società di fratelli.

Applicazione del D. Lgs. n. 81/2008 ad una società di fratelli

Ad una società in accomandita semplice costituita ad esempio da tre fratelli che gestiscono un esercizio commerciale e che prestano l’attività lavorativa per conto della stessa quali disposizioni del D. Lgs. n. 81/2008 si applicano?

Innanzitutto è bene precisare che non avendo a che fare con un’impresa familiare, anche se la stessa è gestita da fratelli, in quanto si è in presenza di una società in accomandita semplice, rientriamo pienamente nel campo di applicazione del D. Lgs. n. 81/2008.
Nelle società in accomandita semplice infatti il socio accomandatario è considerato datore di lavoro mentre i soci accomandanti, se prestano attività lavorativa per conto della società medesima, risultano essere equiparati a lavoratori subordinati, ai sensi dell’art. 2 comma 1 lettera a) del D. Lgs. n. 81/2008.
La società dovrà provvedere ad attuare tutti gli adempimenti previsti dal D. Lgs. n. 81/2008 e s.m.i. e dovrà quindi effettuare la valutazione dei rischi, redigere il DVR, istituire il servizio di prevenzione e protezione o ricorrere allo svolgimento diretto del servizio medesimo, formare i lavoratori (anche se soci) ecc..
Giusto a titolo esplicativo, l’art. 21 del D. Lgs. n. 81/2008 è quello che ha fissato le disposizioni relative ai componenti dell’impresa familiare di cui all’art. 230-bis del codice civile, oltre che quelle a carico dei lavoratori autonomi, stabilendo che:

“1. I componenti dell’impresa familiare di cui all’articolo 230-bis del codice civile, i lavoratori autonomi che compiono opere o servizi ai sensi dell’articolo 2222 del codice civile, i coltivatori diretti del fondo, i soci delle società semplici operanti nel settore agricolo, gli artigiani e i piccoli commercianti devono:
a) utilizzare attrezzature di lavoro in conformità alle disposizioni di cui al titolo III;
b) munirsi di dispositivi di protezione individuale ed utilizzarli conformemente alle disposizioni di cui al titolo III;
c) munirsi di apposita tessera di riconoscimento corredata di fotografia, contenente le proprie generalità, qualora effettuino la loro prestazione in un luogo di lavoro nel quale si svolgano attività in regime di appalto o subappalto.
2. I soggetti di cui al comma 1, relativamente ai rischi propri delle attività svolte e con oneri a proprio carico hanno facoltà di:
a) beneficiare della sorveglianza sanitaria secondo le previsioni di cui all’articolo 41, fermi restando gli obblighi previsti da norme speciali;
b) partecipare a corsi di formazione specifici in materia di salute e sicurezza sul lavoro, incentrati sui rischi propri delle attività svolte, secondo le previsioni di cui all’articolo 37, fermi restando gli obblighi previsti da norme speciali.”

A tal punto è opportuno richiamare e precisare che, secondo il succitato articolo 230-bis del codice civile, per impresa familiare si intende una impresa nella quale prestano attività lavorativa in maniera abituale il coniuge, i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo grado del titolare i quali vengono considerati collaboratori familiari.


dott.  Carlo Lattanzio

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A chi si applica il D.Lgs. 81/08? Chi è il Datore di Lavoro?

A chi si applica il D.Lgs. 81/08? Chi è il Datore di Lavoro?

 

Il D.Lgs 81/08 si applica in tutti i settori produttivi e a tutti i lavoratori (esclusi i lavoratori domestici e familiari); rispetto al precedente D.Lgs 626/94, quindi, le disposizioni ampliano il numero dei soggetti interessati.
Si applica in primis al Datore di Lavoro, così definito: “il soggetto titolare del rapporto di lavoro con il lavoratore o comunque il soggetto che, secondo il tipo e l’assetto dell’organizzazione dell’impresa, ha la responsabilità dell’organizzazione stessa o dell’unità produttiva in quanto vi esercita i poteri decisionali e di spesa”.

Proprio in virtù dei poteri che detiene, egli ha la principale responsabilità della tutela e promozione della salute dei lavoratori sul luogo di lavoro.

normativa

E’ anche opportuno riferire la definizione di datore di lavoro (DdL o Dl) alle diverse forme societarie.

  • SOCIETÀ SEMPLICE (Ss):

sono titolari della società tutti i soci che hanno poteri di amministrazione e di
rappresentanza disgiunta o congiunta; i soci possono nominare, nel contratto sociale o con patto separato, uno o più soci come amministratori/rappresentanti.

  • SOCIETÀ DI FATTO (SdF):

trattandosi di una società fondata tacitamente, ne sono amministratori/responsabili
i fondatori.

  • SOCIETÀ IN NOME COLLETTIVO (Snc):

gli amministratori/rappresentanti sono tutti i soci salvo che nell’atto costitutivo
siano espressamente indicati uno o più soci con poteri di amministrazione e rappresentanza.

  • SOCIETÀ IN ACCOMANDITA SEMPLICE (Sas):

i soci accomandatari sono illimitatamente responsabili; l’amministrazione/rappresentanza spetta a ciascuno di essi a meno che nella ragione sociale ne vengano indicati specificamente solo uno o alcuni come amministratori/rappresentanti.

  • SOCIETÀ PER AZIONI (Spa):

la rappresentanza e l’amministrazione spettano al consiglio di amministrazione,
che generalmente delega questi poteri a uno o più amministratori delegati o
direttori generali.

  • SOCIETÀ IN ACCOMANDITA PER AZIONI (Sapa):

la rappresentanza e l’amministrazione sono attribuite analogamente alle Spa; i
soci accomandatari sono illimitatamente responsabili.

  • SOCIETÀ A RESPONSABILITÀ LIMITATA (Srl):

gli amministratori vengono nominati tra i soci nell’atto costitutivo (salvo che lo
stesso atto non preveda diversamente); agli amministratori spettano anche i relativi poteri di rappresentanza.

A seconda della forma societaria è quindi possibile che più persone possano essere considerate datori di lavoro: in questi casi è utile che le competenze e le relative responsabilità proprie del DdL in materia di sicurezza vengano indicate a capo di un solo soggetto. Questa figura ha un ruolo principalmente gestionale: a lui infatti compete l’organizzazione del processo di lavoro nelle sue componenti umane, logistiche e tecnologiche e quindi anche lo sviluppo efficace della salute e della sicurezza in tale processo. Dovrà quindi organizzare un’attività di gestione della sicurezza di cui è responsabile, come lo è per qualsiasi attività che si svolge all’interno dell’azienda.

La legge gli affida in primis il compito di valutare tutti i rischi dell’attività e definire le misure necessarie a ridurli nella misura massima fattibile. Per far questo dovrà:

  • elaborare la valutazione dei rischi e indire la riunione periodica di prevenzione e protezione;
  • organizzare il Servizio Prevenzione e Protezione, una struttura specificamente dedita alla gestione della sicurezza in azienda, con un suo responsabile il cui ruolo può anche essere ricoperto dallo stesso Dl nelle realtà prive di particolari rischi e con ridotta complessità organizzativa (definite all’allegato 2 del Tusl);
  • innescare e ricercare la partecipazione dei lavoratori, in particolare per mezzo delle figure di rappresentanza.

Inoltre, quando dalla valutazione dei rischi emerga la necessità di instaurare la sorveglianza sanitaria, o dove la legge lo prevede espressamente, spetta a lui nominare il Medico Competente.

Il Dl ha anche l’obbligo di organizzare la gestione interna delle emergenze, individuando e formando gli addetti e fornendo i mezzi necessari.

Infine, è suo compito vigilare sui lavoratori, sui collaboratori e sul personale delle imprese appaltatrici affinché tutti osservino le misure di sicurezza e le disposizioni aziendali in materia, potendo anche erogare sanzioni disciplinari previste dalle diverse disposizioni contrattuali o definite negli accordi commerciali stabiliti con le imprese esterne.

Importante è la funzione di raccordo che il Dl dovrà svolgere nei confronti del Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione, del Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza, del Medico Competente, e degli stessi dirigenti e preposti che con lui cooperano: egli dovrà infatti fornire loro ogni informazione utile a effettuare la valutazione dei rischi – se non se ne occupa in prima persona
– e a prendere i provvedimenti necessari, oltre a ogni informazione che derivi dalla stessa valutazione.
Inoltre – insieme ai dirigenti per le funzioni e aree di loro competenza – è a lui che compete la cura delle comunicazioni da/verso gli enti esterni.
E’ quindi il soggetto a capo della gestione della sicurezza in azienda.
Pur mantenendo comunque il suo ruolo, il Dl può delegare alcune delle proprie funzioni in materia di sicurezza del lavoro a uno o più dei suoi collaboratori, solitamente scelti nell’ambito di figure di taglio dirigenziale.
La delega di funzioni può quindi individuare compiti che vanno a sommarsi agli obblighi di sicurezza di ruolo, assegnati dalla norma.
La cosiddetta “delega di funzioni” solitamente viene scelta in quelle realtà complesse dove a livello organizzativo il Dl sia molto distante dalle attività lavorative svolte;
per poter essere considerata valida anche ai fini di eventuali responsabilità penali deve rispondere ad alcuni requisiti definiti per via legislativa.
Vi sono a ogni modo alcuni compiti che il Dl non può delegare, in quanto sono imputabili in via esclusiva alla sua figura, dal momento che riguardano l’individuazione della strategia aziendale in materia di sicurezza del lavoro:
– l’obbligo di valutazione dei rischi, con la conseguente stesura di un programma degli interventi di prevenzione e protezione necessari, – l’obbligo di designare il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione.
La delega deve essere comunicata in azienda, raggiungendo tutti i soggetti coinvolti a vario titolo nel sistema di prevenzione (e quindi, nei fatti, tutti).
E’ bene specificare che la delega di funzioni non esonera completamente il Dl dalle proprie responsabilità di ruolo. Inoltre il ricorso alla delega è ammesso e ha senso nelle realtà dove, per dimensioni aziendali o tipologia di organizzazione  per esempio più sedi dislocate sul territorio – il Dl abbia effettive difficoltà a tenere sotto controllo la situazione e preferisca quindi individuare dei collaboratori che lo supportino nel proprio ruolo. Nelle microimprese, in genere, il Dl è una figura vicina al lavoro e agli stessi lavoratori: può quindi orientare il lavoro con agevolezza e anche con la necessaria autorevolezza che invece un delegato potrebbe non avere.

 

Quali sono le figure responsabili che il Datore di Lavoro è tenuto a nominare?
Il datore di lavoro deve nominare le seguenti figure:

  • Il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP)
  • Il Medico Competente (ove necessario)
  • Gli Addetti alle emergenze (antincendio e primo soccorso).

 

dott.  Carlo Lattanzio

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ADDETTI AL PRIMO SOCCORSO

Addetti al Primo Soccorso


Il datore di lavoro, tenendo conto della natura dell’attività e delle dimensioni dell’azienda deve prendere i provvedimenti necessari in materia di primo soccorso e di assistenza medica di emergenza, tenendo conto delle altre eventuali persone presenti sui luoghi di lavoro e stabilendo i necessari rapporti con i servizi esterni (soccorso pubblico di emergenza, carabinieri, vigili del fuoco), anche per il trasporto dei lavoratori infortunati.

Il Decreto del Ministero della Salute del 15 luglio 2003, n°388 recante “disposizioni sul primo soccorso aziendale”, riporta importanti indicazioni in merito all’organizzazione del Primo Soccorso; di seguito si riportano le indicazioni più rilevanti.

Il datore di lavoro, qualora non vi provveda direttamente, designa gli addetti al primo soccorso; tali addetti risulteranno incaricati dell’attuazione delle misure primo soccorso. Essi devono essere sottoposti ad adeguata formazione con istruzione teorica e pratica per l’attuazione delle misure di primo intervento interno e per l’attivazione degli interventi di primo soccorso.

Il Decreto del Ministero della Salute n°388 del 15 luglio 2003  stabilisce i criteri e i contenuti minimi di corsi di formazione per addetta al primo soccorso aziendale.
Nell’ambito lavorativo l’addetto al primo soccorso deve essere sempre presente.
Il datore di lavoro può svolgere il ruolo di addetto al primo soccorso e gestione delle emergenze solo fino a 5 lavoratori.

Inoltre ogni anno le aziende e le unità produttive vengono classificate in tre gruppi, in relazione alla tipologia di attività svolta, del numero dei lavoratori occupati e dei fattori di rischio:

  • Si classificano come “Gruppo A”:
  1. Aziende o unità produttive con attività industriali, soggette all’obbligo di dichiarazione o     notifica, di cui all’articolo 2, del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334, centrali termoelettriche, impianti e laboratori nucleari di cui agli articoli 7, 28 e 33 del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230, aziende estrattive ed altre attività minerarie definite dal decreto legislativo 25 novembre 1996, n. 624, lavori in sotterraneo di cui al decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 1956, n. 320, aziende per la fabbricazione di esplosivi, polveri e munizioni;
  2. Aziende o unità produttive con oltre cinque lavoratori appartenenti o riconducibili ai gruppi tariffari INAIL con indice infortunistico di inabilità permanente superiore a quattro, quali desumibili dalle statistiche nazionali INAIL relative al triennio precedente ed aggiornate al 31 dicembre di ciascun anno. Le predette statistiche nazionali INAIL sono pubblicate nella Gazzetta Ufficiale;
  3. Aziende o unità produttive con oltre cinque lavoratori a tempo indeterminato del comparto dell’agricoltura.
  • Si classificano come “Gruppo B”:

Aziende o unità produttive con tre o più lavoratori che non rientrano nel gruppo A.

  • Si classificano come “Gruppo C”:

   Aziende o unità produttive con meno di tre lavoratori che non rientrano nel gruppo A.

Il datore di lavoro deve identificare la categoria di appartenenza della propria azienda od unità produttiva; solo nel caso appartenga al Gruppo A lo comunica all’A.S.L. competente sul territorio per la redisposizione degli interventi di emergenza del caso.

Nelle aziende o unità produttive di gruppo A e di gruppo B, il datore di lavoro deve garantire le seguenti attrezzature:
cassetta di pronto soccorso, tenuta presso ciascun luogo di lavoro, adeguatamente custodita in un luogo facilmente accessibile ed individuabile con segnaletica appropriata, contenente la dotazione minima, da integrare sulla base dei rischi presenti nei luoghi di lavoro e su indicazione del medico competente. Devono essere costantemente assicurati la completezza ed il corretto stato d’uso dei presidi contenuti;
• un mezzo di comunicazione idoneo ad attivare rapidamente il sistema di emergenza del Servizio Sanitario Nazionale.

Nelle aziende o unità produttive di gruppo C e in caso di lavoratori operanti in luoghi isolati il datore di lavoro deve garantire le seguenti attrezzature:
pacchetto di medicazione, tenuto presso ciascun luogo di lavoro, adeguatamente custodito e facilmente individuabile, contenente la dotazione minima da integrare sulla base dei rischi presenti nei luoghi di lavoro; un mezzo di comunicazione idoneo ad attivare rapidamente il sistema di emergenza del Servizio Sanitario Nazionale.
I contenuti minimi delle cassette di pronto soccorso e del pacchetto di medicazione sono indicati nel sopraccitato Decreto n. 388/2003.

Se ti interessa l’argomento guarda anche i manuali INAIL:


Sono in grado non solo di offrire una consulenza completa sulla Vostro Sicurezza aziendale ma anche soluzioni efficaci, nonché la formazione degli Addetti al Primo Soccorso, sia in aula che presso la tua sede, che consentono di ottenere attestati legalmente riconosciuti e validi a tutti gli effetti.

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dott.  Carlo Lattanzio

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IL COMPUTO DEI LAVORATORI

Definizione dell’unità produttiva e calcolo del numero dei lavoratori


La serie di adempimenti che il D.Lgs 81/08 pone a carico del datore di lavoro non è riferita all’azienda nel suo complesso, bensì alla singola unità produttiva. Il D.Lgs definisce l’unità produttiva come “stabilimento o struttura finalizzata alla produzione di beni o all’erogazione di servizi, dotati di autonomia finanziaria e tecnico funzionale”.
Non tutti i lavoratori, tuttavia, devono essere conteggiati allo scopo di determinare il livello degli adempimenti.

Il D. Lgs 81/08 nell’articolo 4 definisci i criteri per il computo dei lavoratori e quali categorie e tipologie di collaborazione vengono escluse dal computo stesso. Ad esclusione ovviamente del il datore di lavoro, in quanto non considerato lavoratore, non sono computati come lavoratori:

a) i collaboratori familiari di cui all’articolo 230-bis del codice civile;

b) i soggetti beneficiari delle iniziative di tirocini formativi e di orientamento;

c) gli allievi degli istituti di istruzione e universitari e i partecipanti ai corsi di formazione professionale nei quali si faccia uso di laboratori, attrezzature di lavoro in genere, agenti chimici, fisici e biologici, ivi comprese le attrezzature munite di videoterminali;

d) i lavoratori assunti con contratto di lavoro a tempo determinato, ai sensi dell’articolo 1 del decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368, in sostituzione di altri prestatori di lavoro assenti con diritto alla conservazione del posto di lavoro;

e) i lavoratori che svolgono prestazioni occasionali di tipo accessorio ai sensi degli articoli 70, e seguenti, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni, nonché prestazioni che esulano dal mercato del lavoro ai sensi dell’articolo 74 del medesimo decreto.

f) i lavoratori di cui alla legge 18 dicembre 1973, n. 877, ove la loro attività non sia svolta in forma esclusiva a favore del datore di lavoro committente;

g) i volontari, come definiti dalla legge 11 agosto 1991, n. 266, i volontari del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e della protezione civile e i volontari che effettuano il servizio civile;

h) i lavoratori utilizzati nei lavori socialmente utili di cui al decreto legislativo 1° dicembre 1997, n. 468, e successive modificazioni;

i) i lavoratori autonomi di cui all’articolo 2222 del codice civile, fatto salvo quanto previsto dalla successiva lettera l);

l) i collaboratori coordinati e continuativi di cui all’articolo 409, primo comma, n. 3, del codice di procedura civile, nonché i lavoratori a progetto di cui agli articoli 61 e seguenti del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni, ove la loro attività non sia svolta in forma esclusiva a favore del committente.

l-bis) i lavoratori in prova

 

Sono da considerarsi a tutti gli effetti nel computo dei lavoratori: 
– lavoratori con contratto di lavoro subordinato
– lavoratori con contratto atipico (a progetto, coordinati e continuativi che prestano attività nei luoghi forniti dal committente, lavoratori distaccati, somministrati…)
– lavoratori a domicilio se svolgono attività in forma esclusiva per un solo datore di lavoro
– lavoratori a tempo parziale
– lavoratori stagionali

 

I lavoratori utilizzati mediante somministrazione di lavoro ai sensi degli articoli 20, e seguenti, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni, e i lavoratori assunti a tempo parziale ai sensi del decreto legislativo 25 febbraio 2000, n. 61, e successive modificazioni, si computano sulla base del numero di ore di lavoro effettivamente prestato nell’arco di un semestre.

Fatto salvo quanto previsto dal comma 4, nell’ambito delle attività stagionali definite dal decreto del Presidente della Repubblica 7 ottobre 1963, n. 1525 e successive modificazioni, nonché di quelle individuate dai contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative, il personale in forza si computa a prescindere dalla durata del contratto e dall’orario di lavoro effettuato.

Il numero degli operai impiegati a tempo determinato, anche stagionali, nel settore agricolo si computa per frazioni di unità lavorative anno (ULA) come individuate sulla base della normativa comunitaria.


dott.  Carlo Lattanzio

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FORMAZIONE DEI LAVORATORI SULLA SICUREZZA

La Formazione dei lavoratori sulla sicurezza


Per i lavoratori è’ prevista una formazione di base sulla sicurezza per tutte le categorie di almeno 4 ore. Ad essa andrà affiancata una formazione specifica di 4 ore per la classe di rischio basso, di 8 ore per la classe di rischio medio e di 12 ore per la classe di rischio alto.
In sintesi avremo:
· Lavoratori occupati in attività definite a rischio BASSO: 8 ore;
· Lavoratori occupati in attività definite a rischio MEDIO: 12 ore;
· Lavoratori occupati in attività definite a rischio ALTO: 16 ore.

Per individuare correttamente il tipo di corso a cui iscrivere i propri lavoratori occorre applicare quanto stabilito dall’Accordo Stato Regioni del 21/12/2011 (Rep. Atti n°221) in cui si prevede che si dovrà faremo riferimento ai “rischi riferiti alle mansioni caratteristici del settore o comparto di appartenenza dell’azienda” e “i contenuti e la durata sono subordinati all’esito della valutazione dei rischi effettuata dal datore di lavoro”. La durata minima viene differenziata su tre livelli di rischio (ALTO/MEDIO/BASSO) in base alla classificazione dei settori ATECO 2007.

A titolo esemplificativo:

Macro-categoria Rischio BASSO

  • Commercio
  • Alberghi
  • Assicurazioni
  • Immobiliari
  • Informatica
  • Associazioni culturali e sportive
  • Servizi domestici
  • Riparazione autoveicoli
  • Altre attività artigianali (lavanderie, acconciatori, ecc.)

Macro-categoria Rischio MEDIO

  • Agricoltura
  • Pesca
  • Trasporti
  • Magazzinaggio
  • Assistenza sociale non residenziale
  • Pubblica amministrazione
  • Istruzione

Macro-categoria Rischio ALTO

  • Industrie estrattive e cave
  • Costruzioni
  • Industrie alimentari
  • Tessile
  • Conciario
  • Legno, mobili
  • Carta
  • Produzione e lavorazione metalli
  • Rifiuti
  • Chimica
  • Gomma, plastica
  • Energia, gas, acqua

 

Il datore di lavoro è tenuto a fornire ai lavoratori adeguata informazione (art. 36):

• sui rischi generali e specifici connessi all’attività lavorativa;
• sui pericoli connessi all’uso di sostanze e di preparati pericolosi;
• sulle misure e attività di protezione e prevenzione adottate;
• sulle procedure di primo soccorso, lotta antincendio ed evacuazione e sui nominativi
dei lavoratori incaricati di applicarle;
• sui nominativi del R.S.P.P., degli addetti del S.P.P. e del Medico Competente;
• se l’informazione è rivolta a lavoratori immigrati, occorre verificare l’effettiva
comprensione della lingua.

Inoltre, il datore di lavoro deve assicurare (art. 37) che ciascun lavoratore
riceva una formazione sufficiente ed adeguata in materia di salute e sicurezza riferita ai concetti generali (rischio, danno, organizzazione della prevenzione, organi di vigilanza, assistenza), ai rischi ed ai possibili danni riferiti alle proprie mansioni ed alle misure e procedure di prevenzione e protezione.
La formazione deve avvenire in occasione:
• della costituzione del rapporto di lavoro;
• del trasferimento o cambiamento di mansioni;
• dell’introduzione di nuove attrezzature di lavoro o di nuove tecnologie, di nuove
sostanze o preparati pericolosi.

La formazione dei lavoratori deve avvenire durante l’orario di lavoro e non può comportare oneri economici a carico dei lavoratori.


 

  • Chi viene considerato lavoratore dal D.Lgs. 81/08?

Per lavoratore si intende la persona che, indipendentemente dalla tipologia contrattuale, svolge un’attività lavorativa nell’ambito dell’organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato, con o senza retribuzione, anche al solo fine di apprendere un mestiere, un’arte o una professione, esclusi gli addetti ai servizi domestici e familiari. Per approfondire leggi anche: il computo dei lavoratori.

Al lavoratore così definito è equiparato:
– lavoratori subordinati;
– soci cooperatori;
– collaboratori subordinati e non;
– subagenti;
– produttori;
– co.co.pro;
– co.co.co.;
– stagisti ed apprendisti;
– ecc.


 

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dott.  Carlo Lattanzio

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COS’È IL DOCUMENTO DI VALUTAZIONE DEI RISCHI? DVR

DOCUMENTO VALUTAZIONE RISCHI


  • Cos’è un DVR?

È uno dei documenti cardine del D.Lgs 81/08 e viene trattato negli articoli 17 (Obblighi del datore di lavoro non delegabili) e 28.
Il Documento di Valutazione dei Rischi (D.V.R.) ha lo scopo di effettuare una valutazione globale e documentata di tutti i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori presenti nell’ambito dell’organizzazione in cui essi prestano la propria attività, finalizzata ad individuare le adeguate misure di prevenzione e di protezione e ad elaborare il programma delle misure atte a garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di salute e sicurezza.

Provvederò ad effettuare un sopralluogo, per effettuare un’analisi dei luoghi di lavoro e delle lavorazioni effettuate dall’azienda, al fine di individuare i rischi connessi all’attività e gli opportuni adeguamenti.


  • Se non ho dipendenti, ma solo collaboratori o simili sono obbligato a fare qualcosa?

Sì. In quanto i collaboratori a progetto, occasionali, coordinati e continuativi, sub-agenti ecc. sono considerati lavoratori e quindi occorre che il Datore di lavoro effettui la Valutazione dei Rischi, predisponga il D.V.R., nomini un R.S.P.P. ed eventualmente il Medico competente.

Il livello di dettaglio dell’applicazione delle disposizioni del D.Lgs 81/08 dipende dalle tipologie di lavoratori e dalla loro numerosità; l’applicazione integrale riguarda solo i rapporti di lavoro subordinato mentre per le altre tipologie di lavoratori si applicano unicamente alcune specifiche disposizioni e non la totalità degli obblighi (es. collaboratori familiari, lavoratori stagionali, ecc.).

Per maggiori informazioni leggi anche: Applicazione del D. Lgs. n. 81/2008 ad una società di fratelli.


Contattami per redigere il tuo Documento di Valutazione dei Rischi. La prima consulenza ovviamente è totalmente gratuita.

Su misura!


 dott.  Carlo Lattanzio

SERVIZI E FORMAZIONE
SICUREZZA SUL LAVORO E IGIENE DEGLI ALIMENTI


Prima di stampare, pensa all’ambiente

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CHI È IL RESPONSABILE DEL SERVIZIO DI PREVENZIONE E PROTEZIONE?

Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione


Il Testo Unico per la sicurezza (D.Lgs. 81/08) individua delle azioni, adempimenti sulla sicurezza sul lavoro, per garantire la tutela dei lavoratori.ear-24086_640

La responsabilità nell’osservanza e nella messa in atto di queste misure è suddivisa tra varie figure e il primo obbligo al quale il datore di lavoro non può sottrarsi è la nomina di un responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP).


Assunzione incarico di consulente RSPP esterno qualificato
Offro ai clienti più virtuosi la nomina RSPP esterna, ovviando al Datore di lavoro molte responsabilità e l’obbligo di frequentare i corsi di formazione.
Sono in possesso dei requisiti e possono svolgere il ruolo di RSPP per ogni tipo di azienda  (Modulo C per RSPP).

Per nominare un R.S.P.P. è necessario che esso sia in possesso di capacità e requisiti professionali commisurate alla natura dei rischi aziendali. A quale categoria appartiene la tua impresa?

Per individuare il proprio livello di rischio aziendale: Classificazione ATECO.


  • Chi è l’ RSPP ?

Si tratta del professionista esperto in Sicurezza  designato dai Datori di lavoro per gestire e coordinare le attività del Servizio di Prevenzione e Protezione (SPP).
L’art. 2 comma 1 lett. f) del D.Lgs.81/2008 e s.m.i. definisce il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione come «persona in possesso delle capacità e dei requisiti professionali …..designata dal datore di lavoro, a cui risponde, per coordinare il servizio di prevenzione e protezione dai rischi».
La nomina dell’RSPP è uno degli obblighi non delegabili del Datore di Lavoro, prevista dall’art. 17 comma 1 lettera b) del D.Lgs 81/2008 e s.m.i..
Il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione collabora con il Datore di Lavoro, il medico competente ed il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza alla realizzazione del documento di valutazione dei rischi.


  • Quali sono le aziende soggette alla nomina dell’RSPP?

Tutte le aziende che hanno lavoratori o soci o collaboratori devono ottemperare alle norme vigenti in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro, e quindi sono soggette alla nomina di un RSPP.


  • Cosa fa l’RSPP?

Provvede a:
a) all’individuazione dei fattori di rischio, alla valutazione dei rischi e all’individuazione delle misure per la sicurezza e la salubrità degli ambienti di lavoro, nel rispetto della normativa vigente sulla base della specifica conoscenza dell’organizzazione aziendale;
b) ad elaborare, per quanto di competenza, le misure preventive e protettive  e i sistemi di controllo di tali misure;

protective-24085_640c) ad elaborare le procedure di sicurezza per le varie attività aziendali;
d) a proporre i programmi di informazione e formazione dei lavoratori;
e) a partecipare alle consultazioni in materia di tutela della salute e sicurezza sul lavoro, nonché alla riunione periodica;

f) a fornire ai lavoratori le informazioni in merito ai rischi rilevati dalla valutazione dei rischi e alle misure di prevenzione e protezione adottate.
Le capacità ed i requisiti professionali del RSPP sono individuati dall’art. 32 del D.Lgs.81/2008 e s.m.i., mentre i compiti del Servizio di Prevenzione e Protezione sono dettagliati all’art. 33.


  • Quali sono le figure responsabili che il Datore di Lavoro è tenuto a nominare?
    •  Il datore di lavoro deve nominare le seguenti figure:
    • Il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP)
    • Il Medico Competente (ove necessario)
    • Gli Addetti alle emergenze (antincendio e primo soccorso).

Contattami per i corsi di formazione o per la nomina del Responsabile Esterno! 

dott.  Carlo Lattanzio

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